pantera grigia

29 aprile 2010

Anziani ma non solo: trucchi e tecniche per ricordare meglio

Filed under: buon invecchiamento — panteragrigia @ 5:35 pm

di Erika Borella, Erika Carretti e Rossana De Beni*

È possibile contrastare i segni del tempo e riattivare le abilità della nostra mente? Gli studi di potenziamento più recenti rispondono di sì. E si pongono il problema dell´impatto emotivo e delle motivazioni nella vecchiaia

Nonostante la perdita dei ricordi non sia un destino inevitabile dell´invecchiamento, gli anziani hanno concezioni fatalistiche della dimenticanza e una visione pessimistica delle proprie capacità mnestiche, talvolta in associazione con una opposta sovrastima della possibilità di ricordare informazioni specifiche.

Ma è possibile contrastare i segni del tempo sulla nostra memoria? Esistono dei modi per riattivare le abilità mnestiche nell´anziano? A leggere quotidiani e riviste la possibilità di dare una risposta positiva a queste domande sembra dipendere da quelli che vengono chiamati fattori di protezione come la dieta, l´attività fisica, l´esercizio mentale e tutto quello che rientra nella definizione di “invecchiamento attivo”.

Ma il mantenersi attivi, il continuare ad esercitarsi è una condizione necessaria e sufficiente per assicurare un adeguato stato funzionale alla nostra mente? Se consideriamo la mente come un muscolo, l´esercizio può portare indubbiamente a dei benefici. Se, invece, consideriamo la mente come un sistema complesso in cui gli aspetti cognitivi ed emotivi interagiscono continuamente tra loro, allora bisognerà pensare a delle attività che si basano su una valutazione di come cognizione ed emozioni influenzino l´invecchiamento, per rispondere in modo adeguato alle preoccupazione della persona che invecchia e che vive i fallimenti della propria memoria come un indice di sviluppo di una patologia neurodegenerativa.
Nei primi studi di potenziamento della memoria, negli anni Settanta, gli interventi si basavano sull´insegnamento di strategie di memoria, chiamate mnemotecniche (vedi disegno, ndr), principalmente nel contesto di compiti di memoria episodica, sistema altamente danneggiato nell´invecchiamento. L´obiettivo degli interventi, generalmente molto brevi (da tre a sei sessioni), era di dimostrare che gli anziani potevano apprendere o ri-apprendere ad usare queste tecniche, migliorando la loro prestazione di memoria. (…) Il confronto fra la prestazione prima dell´intervento (pre-test) con quella dopo l´intervento (post-test) ha evidenziato un incremento nella prestazione degli anziani del gruppo sperimentale (quello sottoposto al training), mentre nessun miglioramento per quelli del gruppo di controllo (…).

Recentemente mettendo a confronto giovani studenti con anziani si è visto che, nonostante i due gruppi partissero da prestazioni differenti a favore dei giovani, il vantaggio era indipendente dall´età: giovani ed anziani traevano lo stesso beneficio dall´applicazione della strategia delle immagini mentali. (…). Se tutti gli studiosi di invecchiamento concordano sull´efficacia degli interventi di ri-attivazione cognitiva negli anziani, non è ancora chiaro come garantire che tale beneficio si mantenga nel tempo. È stato infatti dimostrato che gli anziani, dopo la fine del training, tendono a non utilizzare quanto appreso nel contesto della vita quotidiana, perdendo quindi i benefici ottenuti subito dopo l´intervento.(…)

Proprio partendo da queste riflessioni, da anni ci siamo preoccupati di sviluppare interventi di potenziamento della memoria che agiscano su aspetti sia cognitivi (insegnamento di strategie, di mnemotecniche) che emotivo-motivazionali (conoscenze metacognitive, auto-efficacia, benessere). In quest´ottica abbiamo potuto vedere benefici nelle prestazioni cognitive, nelle credenze e nell´autoefficacia percepita che si sono protratte nel tempo. (…) Per concludere, gli studi sui training di memoria dimostrano che il proverbio inglese “You can´t teach an old dog new tricks” (“non è possibile insegnare nuovi trucchi a vecchi cani”) non fotografa correttamente le potenzialità della mente che invecchia. La psicologia ha infatti dimostrato che interventi di potenziamento cognitivo permettono di far apprendere nuovi trucchi a qualsiasi età, anche se dipende “da cosa” e “come” questo viene insegnato.

26 aprile 2010

Modena: visite urgenti al domicilio per anziani affetti da demenza

Filed under: alzheimer — panteragrigia @ 8:02 am

Per soddisfare i bisogni dei malati di demenza che non possono più essere seguiti in ambulatorio, il Dipartimento Cure Primarie del Distretto di Modena, ha istituito in via sperimentale la figura del consulente psicogeriatrico sul territorio. Tale consulente, su richiesta del medico di Medicina Generale, e tramite modulo del ricettario nazionale, si reca a domicilio del malato o nella struttura in cui è ricoverato, con la possibilità di prescrivere in loco dei piani terapeutici per i farmaci antidemenza o gli antipsicotici. Nel corso del tempo le consulenze geriatriche sono cresciute, a livello qualitativo e quantitativo e dal 2007 sono diventate un vero e proprio servizio gestito dal Punto Unico di Accesso (PUA) del Distretto di Modena. L’articolo pubblicato su I luoghi della cura illustra nel dettaglio i criteri e le modalità di accesso al servizio e la gestione in emergenza della demenza a domicilio.

22 aprile 2010

SVELATO IL LEGAME TRA ALCOL, INVECCHIAMENTO E TUMORI

Filed under: ricerche — panteragrigia @ 10:49 am

 Un gruppo di ricercatori italiani ha identificato l’effetto dell’alcol a livello cellulare individuando l’influenza che l’abuso di sostanze alcoliche ha sull’invecchiamento cellulare precoce e sull’insorgenza dei tumori. L’alcol, infatti, anche senza giungere all’alcolismo, esercita un ruolo importante nell’accorciamento dei telomeri, la parte di sequenza del Dna fondamentale per garantire la stabilita’ genetica e la vita delle cellule. Lo studio e’ stato condotto da un gruppo di ricercatori dell’Universita’ di Padova in collaborazione con l’Universita’ di Milano e la Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico, e presentato al 101° Annual Meeting 2010 dell’American Association for Cancer Research in corso a Washington. I ricercatori hanno analizzato il Dna del sangue di 59 soggetti con consumo sregolato di alcol e 197 volontari con un consumo di alcol nella norma della popolazione italiana. I due gruppi erano di eta’ simile e non mostravano differenze per altre caratteristiche che avrebbero potuto modificare la lunghezza dei telomeri. Dalla ricerca e’ risultato che la lunghezza dei telomeri era molto ridotta nei soggetti che consumavano quantita’ eccessive di alcol e che rispetto al gruppo di controllo la lunghezza dei telomeri dei soggetti definiti ‘alcolisti’ era dimezzata.

La Montalcini compie 101 anni Internet la festeggia su 150 web-tv

Filed under: grandi vecchi — panteragrigia @ 10:40 am

È nata nel 1909. Il 22 aprile. Facile fare due conti: 101 anni. Una età impressionante ma soprattutto sorprendente che chi conosce la verve di Rita Levi Montalcini. Di professione scienziata, senatrice a vita, torinese, figlia di un ingegnere elettrotecnico e matematico e di una pittrice, la Montalcini giovedì compirà dunque 101 anni. La senatrice si sta riprendendo dalla brutta caduta di un paio di mesi fa e le farà sicuramente piacere sapere che in tanti si preparano a festeggiarla. Tra le iniziative c’è Rita101, l’omaggio della rete. Si tratta di una diretta online «a rete unificata» ideata e coordinata da Altratv.tv e Ipazia Promos con Wired Italia, Current, Nòva24 e Rainews24. La diretta andrà online giovedì 22 aprile dalle ore 21 sulle micro web tv italiane, sulle web tv e web radio universitarie, sui micro media iperlocali e sui blog e videoblog. Ad oggi hanno aderito oltre 150 piattaforme. Altre continuano ad iscriversi – e potranno farlo fino a poche ore prima della diretta – su www.rita101.tv. I RICERCATORI – Sempre accedendo a questo sito è possibile proporre la storia di ricercatrice o ricercatore scrivendo a info@rita101.tv. L’evento sarà trasmesso da un piccolo studio alla periferia di Bologna. Si dialogherà con i ricercatori collegati in webcam via Skype da ogni parte del mondo. Nel corso della trasmissione ci si collegherà anche con gruppi d’ascolto posizionati nelle redazioni delle web tv. Collegamenti in simultanea con Torino (Libreidee, network creativo online), Milano (Radiobocconi, web radio dell’Università Bocconi), Padova (Radiobue, web radio dell’Università di Padova), Bologna (Codec TV, web tv dell’ufficio giovani del Comune di Bologna), Roma (Luiss TV, web tv dell’Università LUISS), L’Aquila (Collettivo 99), Salerno (Unis@und, web radio dell’Università di Salerno), Villalta Irpina (Uànm TV), Lecce (Salento Web TV), Messina (dal CNR con Messina Web TV). In collegamento in webcam via Skype anche un gruppo d’ascolto in USA, dall’Università di Idaho situata a Moscow nella contea di Idaho, USA. L’INTERVISTA – Durante la diretta sarà trasmessa la video-intervista realizzata qualche giorno fa a Rita Levi Montalcini dal direttore di Wired Riccardo Luna, presente anche in studio per la serata. In diretta verrà trasmesso il videomessaggio di auguri di Clio Napolitano, moglie del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. In collegamento telefonico anche Riccardo Iacona di Rai3. «Le leggi razziali si sono rivelate la mia fortuna, perché mi hanno obbligata a costruirmi un laboratorio in camera da letto, da dove ho cominciato le ricerche che mi hanno portato alla scoperta dell’Ngf». Così ha dichiarato proprio Rita Levi Montalcini un anno fa nell’intervista rilasciata a Paolo Giordano su Wired Italia. Per omaggiare la grande ricercatrice si partirà da quella intervista. E ci si chiederà: quante sono le altre “Rite”, ricercatrici e ricercatori che – negli angusti spazi (anche fisici) – operano in Italia? E quelle e quelli che sono nel mondo? Ecco il senso di Rita101. Un augurio alla donna simbolo della modernità della ricerca. E una esortazione a tante altre ricercatrici ad andare avanti. Non solo auguri. La diretta promuoverà L’European Brian Research Institute. IL CENTRO RICERCA – L’Ebri è stato fondato e ispirato scientificamente proprio da Rita Levi Montalcini. È un centro di ricerca internazionale dedicato allo studio delle neuroscienze. Durante la diretta e nei giorni successivi verrà incentivata la sottoscrizione del 5×1000 a favore della Fondazione. Rita e quelle e quelli come lei. Coraggiosi, battaglieri, assetati di conoscenza. Donne e uomini votati alla ricerca e al prossimo. Storie di ricercatori della porta accanto, che nell’anonimato intraprendono battaglie collettive, sfide al tempo e ai tempi. Su www.rita101.tv è possibile leggere le storie delle altre “Rite” attraverso uno spazio blog. Si possono ammirare gli omaggi dei disegnatori nel canale “Una matita per Rita”. “Rita Levi Montalcini è un’icona dei nostri tempi, una delle persone più amate dagli italiani, e un modello per tutti i giovani che si avvicinano alla scienza e alla ricerca – ha dichiarato Riccardo Luna direttore di Wired Italia. Per tutti questi motivi in occasione di Rita101, Wired Italia sosterrà la donazione del 5 per mille alla Fondazione creata dalla professoressa per le ricerche sul cervello, l’Ebri”. Nel canale di YouTube di Rita101 è possibile visionare i videobox dei ricercatori italiani nel mondo e i contributi video realizzati dalle micro web tv.

17 aprile 2010

Lo sballo dei nonni, 2,5 milioni a rischio d’abuso di alcol, farmaci e droghe

Filed under: cronaca — panteragrigia @ 6:42 pm

Lo sballo dei nonni, 2,5 milioni a rischio d’abuso di alcol, farmaci e droghe Anche i nonni amano lo sballano. Spesso soli, con problemi di salute e difficoltà economiche, si rifugiano nella bottiglia, nei farmaci che leniscono l’ansia e anche nelle droghe come la cocaina. Ben 2,5 milioni di «over 65» italiani sono a rischio abuso di alcolici, medicinali e sostanze illegali. In aumento del 10% rispetto a un anno fa, con una stima di crescita di un terzo entro dieci anni. Lo rivelano gli esperti riuniti per il X Congresso della Società italiana di psicogeriatria, a Gardone Riviera (BS) dal 15 al 17 aprile, sottolineando che i cambiamenti della società stanno profondamente influenzando il pericolo di abuso nella terza età, spesso poco conosciuto e sottovalutato.

FENOMENO IN CRESCITA - «È in crescita – spiega Marco Trabucchi, presidente della Società italiana di psicogeriatria – il fenomeno delle separazioni tra coniugi anche in età avanzata, evento nuovo che ha effetti devastanti sulla psiche dell’anziano, in particolar modo della donna. Le anziane casalinghe bevono molto, quando non hanno interessi familiari e sono sole, e fanno spesso un uso inappropriato o eccessivo di analgesici oppioidi, ansiolitici e sedativi». In molti casi, l’unica compagnia è la pasticca o la bottiglia. Per Trabucchi, inoltre, «le difficoltà economiche incidono sulla possibilità di avere attività sociali, così come il pensionamento: la “sindrome della perdita di senso”, collegata con la fine del lavoro, comporta spesso depressione e la sensazione di essere inutili. Così, l’alcol e lo stordimento dato dai farmaci assunti in modo inappropriato o addirittura dalle droghe diventano un rifugio per molti». Si stima che oggi siano circa 10 mila gli anziani che consumano cocaina o altre sostanze come marijuana e anfetamine.

ANZIANI ASSISTONO ANZIANI - «Non è più raro che donne “over 65′” si trovino ad assistere le madri novantenni – osserva Trabucchi – Una situazione fragilissima, esposta alle malattie dell’una e dell’altra e all’angoscia di chi presta assistenza per il timore di perdere nel tempo la capacità di essere d’aiuto in maniera efficace. La maggior parte dei caregiver (coloro che prestano assitenza) lo diventa per affetto e per necessità, perchè la storia personale o delle relazioni in famiglia non lascia spazio ad altre possibilità». «Il 60% delle donne caregiver – prosegue l’esperto – non lavora o è casalinga, le altre spesso sono costrette prima o poi a lasciare l’impiego o a chiedere il part-time perchè in molti casi non ricevono alcun aiuto dall’esterno. Senza dimenticare che la durata dell’assistenza è in continuo aumento: a oggi si prolunga in media per 8-10 anni».

DONNE PIÙ A RISCHIO - Le più a rischio di esaurimento psicofisico sono «le donne over 65, che assistono a tempo pieno il coniuge ormai in fase avanzata di malattia, non hanno aiuto di alcun genere, hanno scarse relazioni sociali, problemi di salute e sono psicologicamente molto provate. Altrettanto a rischio le figlie “multiruolo” (un caregiver su 5), impegnate su più fronti oltre che nell’assistenza al malato, con il quale in genere non convivono». Uno dei momenti più difficili sul piano psicologico è quando il paziente non riconosce più il proprio caro o lo confonde con altri componenti della famiglia. In questi casi alla fatica fisica dell’assistenza si associano le crisi psicologiche, che inducono ripensamenti sull’insieme della propria scelta. «Non dobbiamo sottovalutare le conseguenze, anche pesanti, che tutto questo può comportare – sottolinea Trabucchi – Una malattia invalidante dell’anziano colpisce non solo il paziente, ma la sua intera famiglia: per questo è importante accorgersi del disagio, e aiutare chi aiuta», raccomanda.

 

15 aprile 2010

Più si sorride, più su vive a lungo.

Filed under: buon invecchiamento — panteragrigia @ 12:35 pm

Il sorriso e la risata addolciscono e allungano la vita. Già lo sapevano il dottor Patch Adams e i suoi numerosi seguaci in tutto il mondo, come i nostrani operatori dell’organizzazione Dottor Sorriso: sorridere e ridere fa bene alla salute. Ma non solo. Sorridere e ridere, infatti, secondo un nuovo studio americano allunga la vita. Cosa aspettiamo, quindi? Via pillole magiche, presunti anti-age e affini; abbiamo tutto a portata di mano, anzi, di bocca. Spalanchiamola e lasciamoci andare in un bel sorriso che rinfranca i cuori e una bella risata che rende la vita più bella e – ora non dimentichiamolo più – luuunga. Dunque chi sorride e ride vive più a lungo, ed è proprio quello che hanno appurato i ricercatori della Wayne University nel Michigan (Usa) analizzando i volti di oltre 230 giocatori di baseball americani ritratti in altrettante foto raccolte in un registro del 1952. In questi ritratti sono stati ricercati i segni che indicavano un’attività, per così dire, di sorrisi a profusione come le ampie rughe intorno agli occhi, le righe intorno alla bocca e, naturalmente, anche la mancanza di questi. I dati raccolti sono stati corredati da informazioni quali l’età, il peso, l’altezza e lo stato civile. Il tutto è stato rappresentato con un grafico che è stato confrontato con la durata della vita di ciascun giocatore. Ecco i risultati: di tutti i 230 giocatori, 184 erano nel frattempo deceduti; di questi coloro che erano stati inseriti nella categoria “nessun sorriso” hanno vissuto in media 72,9 anni; quelli inseriti nella categoria “sorriso parziale” sono vissuti in media 75 anni; infine quelli della categoria “ampi sorrisi” hanno lasciato questo pianeta all’età di media di circa 80 anni… quasi sette anni in più dei loro colleghi musoni. A conclusione dello studio i ricercatori ritengono che i dati parlino chiaro: chi sorride di più, vive anche di più anche se non ci sono prove scientifiche tangibili. Ma in questo caso, forse, sono i fatti che contano e, se magari non fosse così, che importa. Sorridendo e ridendo si sta comunque meglio, a prescindere da quanti anni ancora ci restano da vivere.

Assistenza a lungo termine agli anziani in Germania, Grecia, Italia

Filed under: letteratura — panteragrigia @ 12:17 pm

Questo “Studio sulla domanda e l’offerta di assistenza a lungo termine da parte di persone immigrate in Germania, Grecia e Italia” è stato elaborato nell’ambito del progetto C.A.S.A., Care Assistance Search Agency, finanziato dal Fondo europeo per azioni comunitarie riguardo all’integrazione di cittadini di paesi terzi. E’ in crescita la richiesta di risorse e la domanda di assistenza qualificata da parte di persone non autosufficienti da un lato; dall’altro, aumenta l’esigenza di supportare l’integrazione di cittadini immigrati da paesi terzi in Unione Europea. Obiettivo principale del progetto C.A.S.A. quindi, è quello di offrire servizi sia alle persone bisognose di assistenza a lungo termine per assicurare loro una migliore qualità della vita, sia ai cittadini di paesi terzi che cercano un lavoro stabile per una migliore integrazione economica e sociale.

11 aprile 2010

gli alimenti che invecchiano la pelle

Filed under: ricerche — panteragrigia @ 7:58 am
 
 
 
Alimenti cotti ad alte temperature, bevande e cibi ricchi di zuccheri raffinati: contengono una grossa fonte di Age (acronimo di Advanced Glycosilated End products), complessi di zuccheri e proteine che aumentano di cinquanta volte la quantità di radicali liberi nella pelle, rendendo i tessuti rigidi e fragili, accelerandone l’invecchiamento e la conseguente comparsa delle rughe. Insomma, sono i killer della bellezza (e della salute) a tavola. Il rischio aumenta del 13% introducendo un milione di unità Age al giorno, il corrispettivo di una fetta di torta con una bibita light o di 150 grammi di frittura o di 250 grammi di carne alla brace. È quanto emerge da uno studio del Centro interuniversitario di dermatologia biologica di Firenze, Milano e Siena presentato durante i lavori della Winter Academy Of Dermatology and Oncology a Saint Moritz.«La glicazione produce gli Age – ha spiegato Torello Lotti, direttore del Centro universitario di Firenze e presidente della Sidemast, la società di dermatologia e malattie sessualmente trasmesse – una pericolosa unione tra zuccheri e proteine che formano in sostanza delle tossine. Ne introduciamo grandi quantità quando mangiamo cibi ricchi di zuccheri raffinati e dolcificanti, o cibi cotti ad alte temperature». Proprio le alte temperature, infatti, aumentano la velocità con cui gli zuccheri vengono legati alle proteine. Ad esempio, lo scaldare il latte triplica il contenuto di Age così come friggere e cuocere a fuoco alto, mentre gli arrosti a fuoco lento e la bollitura dei cibi ne mantengono bassi i livelli. 

Anche i dolci industriali e le bibite, ricchi di zuccheri raffinati e dolcificanti, sono una grossa fonte di Age: si scopre che in un etto di pasticcini ci sono oltre 425 mila unità di questa tossina, in una fetta di dolce di 120 grammi se ne trovano quasi 840 mila. I dolcificanti impiegati per i prodotti diet sono più raffinati del semplice zucchero e favoriscono ancora di più i danni della glicazione, ha chiarito Norma Cameli, responsabile del servizio di dermatologia estetica dell’Istituto dermatologico San Gallicano di Roma. Le conseguenze dell’accumulo di Age non si vedono da giovani ma cominciano a farsi sentire dopo i 35 anni. 

Per arginarne gli effetti negativi, gli esperti raccomandano una dieta con un moderato consumo di cibi cotti ad alte temperature e dolci preferibilmente solo al mattino. L’alimentazione corretta riduce profondità e numero delle rughe, minimizza le discromie cutanee, ne migliora la texture. L’effetto è ancora più evidente sulla pelle non esposta al sole e resta consistente anche tenendo conto di fattori noti per accelerare l’invecchiamento cutaneo, dal fumo all’alcol, dalle ore di sonno al livello d’idratazione. 
«Gli Age – aggiunge il dermatologo Torello Lotti, direttore del Centro che ha condotto lo studio – sembrano inoltre coinvolti anche in malattie come il diabete e l’aterosclerosi».

Ma ecco la dieta proposta dagli esperti riuniti al Winter Academy of Dermatology di Sant Moritz. 
- Limitare i carboidrati raffinati e sostituirli con prodotti a basso indice glicemico: pasta, pane, riso integrali che rallentano l’ossidazione degli zuccheri.
- Mangiare spesso legumi (fagioli, ceci, lenticchie, piselli), fonti di proteine vegetali e fibre antiossidanti.
- Consumare molto pesce azzurro (tonno, sgombro, sardine) che contribuisce a migliorare l’ossigenazione cellulare.
- Introdurre ogni giorno abbondanti porzioni di verdure fresche, soprattutto spinaci, broccoli e cavoli, e frutta, in particolare agrumi, kiwi e frutti di bosco.
- Condire i cibi con spezie ricche di sostanze anti-glicazione come ginger, curcuma, origano, cannella, chiodi di garofano, rosmarino e timo.
- Bere molta acqua e spremute non confezionate, prive di zuccheri aggiunti (es. succo d’uva e d’arancia).

9 aprile 2010

L’Alzheimer si vede in anticipo

Filed under: alzheimer — panteragrigia @ 4:45 am

Nelle persone colpite dalla demenza il corpo calloso subisce modifiche precoci

I segni dell’Alzheimer possono essere identificati precocemente nel cervello. È la conclusione di uno studio tutto italiano che segna un passo avanti nella conoscenza dei meccanismi neurodegenerativi alla base della malattia e migliora le possibilità diagnostiche. I ricercatori hanno individuato, infatti, le progressive modificazioni che subisce il corpo calloso del cervello nelle persone colpite da forme iniziali di demenza (Mild Cognitive Impairment o Mci) e successivamente da Alzheimer di grado lieve.

Il corpo calloso è il fascio di sostanza bianca più grande presente nel cervello umano e le fibre che lo compongono collegano formazioni corticali dei due emisferi perlopiù omologhe, cioè con la stessa funzione. Grazie alla scoperta sarà possibile basarsi sull’osservazione del corpo calloso come di un “biomarker” del cambiamento cerebrale che avviene durante tutto lo sviluppo dell’Alzheimer: dalla fase preclinica (la Mci) a quella di demenza di grado lieve, fino a quella di grado più severo.

A coordinare la ricerca, pubblicata su Neurology, la neuropsicologa Margherita Di Paola, giovane ricercatrice presso il Laboratorio di Neurologia Clinica e Comportamentale dell’Irccs Fondazione Santa Lucia di Roma e presso il Dipartimento di Medicina e Sanità Pubblica della Facoltà di Medicina dell’Università dell’Aquila. Al lavoro scientifico hanno collaborato il Dipartimento di neuroscienze dell’Università di Roma Tor Vergata e la Clinica della Memoria di due nosocomi della Capitale: il San Camillo-Forlanini e il San Giovanni Addolorata.

Da circa venti anni si studia con interesse il corpo calloso nelle persone con Alzheimer ma l’omogeneità dei pazienti è stato un aspetto spesso trascurato nella letteratura scientifica, per la difficoltà di recuperare gruppi numerosi di individui caratterizzati dalla stessa fase della malattia. La novità nel lavoro dei ricercatori romani è di aver indagato gruppi di pazienti omogenei e suddivisi per severità di patologia, applicando due tra le più recenti tecniche di risonanza magnetica strutturale: la Voxel Based Morphometry e il Diffusion Tensor Imaging.

Proprio la suddivisione dei pazienti in gruppi omogenei è stata la premessa per mettere in luce la presenza di due processi di degenerazione della sostanza bianca del corpo calloso, individuando dove e come questo subisce cambiamenti durante il corso della malattia.

«Il cambiamento del corpo calloso – sottolinea la dottoressa Margherita Di Paola – è una caratteristica misurabile e valutabile obiettivamente. Questa misura può fornire informazioni riferibili a processi biologici normali o alla presenza di processi patogeni, ad un costo relativamente contenuto, quello di una risonanza magnetica, esame ormai entrato appieno nella routine diagnostica».

La ricerca, condotta interamente in Italia, rappresenta un’importante evoluzione di un precedente progetto nato dalla collaborazione tra la Fondazione Santa Lucia e il Laboratorio di NeuroImaging dell’Ucla School of Medicine di Los Angeles (Usa) che pochi mesi fa aveva già prodotto altri interessanti risultati scientifici.

7 aprile 2010

Il tempo delle mele non finisce mai

Filed under: buon invecchiamento — panteragrigia @ 6:10 pm
 
 
La mela si conferma come un frutto al passo con i tempi. Tanto più che, secondo studi scientifici effettuati in Italia e all’estero, fa bene alla salute e di conseguenza rende anche belli. Un consumo regolare di mele pulisce i denti, previene l’invecchiamento e tonifica il viso, toglie la fame, e può aiutare a prevenire le malattie vascolari e alcuni tipi di tumore. Per questo – come sottolineato dal presidente dell’Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione Carlo Cannella in un incontro promosso a Roma da Assomela – «è auspicabile il non abbandono della dieta mediterranea, e della frutta e verdura in particolare nei pasti quotidiani, per abbassare il rischio di patologie oncologiche e preservare gusto e biodiversità».Nel mondo esistono ottomila varietà di mele, ma le prime 15 – dalla renetta alla golden delicious e Fuji – rappresentano il 90% del mercato globale. La fibra delle mele, oltre a dare senso di sazietà, nutre la flora batterica benefica nell’intestino (effetto prebiotico) e riduce il rischio che compaiano alcune malattie come la diverticolosi del colon, e alcune patologie degenerative.

Una ricerca dell’Istituto Mario Negri di Milano ha inoltre mostrato, come precisato dalla responsabile del laboratorio di ricerca epidemiologica Eva Negri, che «ad un consumo elevato di proantocianidine, la classe principale di polifenoli della mela, è associato un ridotto rischio di tumore del colon-retto».
La fibra solubile contribuisce poi al controllo del livello di glucosio del colesterolo nel sangue, mentre il succo di mela fresco ha proprietà rassodanti.

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