pantera grigia

29 dicembre 2011

Divorzio tra centenari. Il motivo? Un tradimento di 60 anni prima

Filed under: cronaca — panteragrigia @ 8:13 am

Un sardo scopre una lettera che la moglie napoletana scrisse al suo amante: si separano dopo 77 anni di nozze
NAPOLI – Ci si può lasciare a quasi 100 anni e dopo la bellezza di 77 anni di matrimonio? A fronte di una scoperta di tradimento, pare proprio di sì. Lo conferma una storia che ha dell’incredibile: Antonio C., classe 1912 originario di Olbia, e Rosa T., classe 1915, napoletana, hanno deciso di separarsi a causa di una lettera di sessant’anni fa venuta allo scoperto. La missiva era stata scritta da Rosa al suo amante ed è casualmente finita nelle mani di Antonio in tempi recenti.
Antonio e Rosa si conobbero negli anni ‘30 quando lui, giovane carabiniere, fu inviato a Napoli negli anni tra le due guerre. Il fatidico sì fu pronunciato nel capoluogo partenopeo nel 1934, e gli anni che seguirono furono allietati dalla nascita di cinque figli e numerosi nipotini. Poi un giorno Antonio, mentre riordinava i cassetti di un vecchio comodino, trovò alcune lettere nascoste che la moglie aveva scritto negli anni ’40 al suo amante. La donna, davanti alla scenata di gelosia del marito, confessò tutto, ritenendo che, in un certo senso, il peccato fosse «prescritto» dopo oltre mezzo secolo di convivenza.
Ma Antonio non ha perdonato il tradimento: nel 2002 si allontanò dalla casa coniugale e trascorse qualche settimana dal figlio maggiore. Poi è rientrato a casa, ma le cose non sono andate più come prima e la coppia ha iniziato a litigare per ogni cosa, fino a quando, due settimane fa, i due anziani coniugi hanno deciso di rivolgersi al Tribunale di Roma, con ricorso per separazione legale a firma degli avvocati Anna Orecchioni, Marco Angelozzi e Giacinto Canzona, per porre fine alle loro nozze. Una storia che ha dell’inverosimile nell’epoca degli incontri in chat e nelle community online.

Marco Perillo

19 dicembre 2011

Morto a cento anni il parroco più anziano d’Italia, trascorse confino a Castelmauro (CB)

Filed under: grandi vecchi — panteragrigia @ 9:29 am

Trascorse anche tre mesi di confino a Castelmauro don Armando Durighetto, il parroco celebrante più longevo d’Italia, morto due giorni fa all’età di cento anni.
Accadde nel 1943, il giorno di lunedì santo. Due poliziotti si presentarono in parrocchia. In mano avevano un foglietto con una barzelletta su Mussolini e Hitler. “Chi la fa circolare fra i giovani?”, chiesero i questurini e lui si autoaccusò, anche se in realtà l’autore era stato un suo superiore. Fu messo in carcere per poco più di un mese, dopodichè condannato al confino in Molise, dove avrebbe dovuto restare per tre anni. Ma a luglio il fascismo cadde e lui poté tornare nel suo Veneto.
Ordinato sacerdote nel 1936, don Durighetto ha celebrato 37mila messe in 75 anni e conosciuto nove pontefici.

18 dicembre 2011

PRESENTATA LA FONDAZIONE ANCHISE

Filed under: eventi — panteragrigia @ 5:29 pm

Oggi 18 dicembre a Colle d’Anchise è avvenuta la presentazione della Fondazione Anchise Onlus. La manifestazione si svolgerà in Piazza Italia a partire dalle ore 10.
La Fondazione Anchise Onlus è stata costituita lo scorso maggio e nasce per dare una risposta concreta ai bisogni e alle necessità delle persone della terza età puntando alla integrazione e allo scambio di energie tra generazioni. Assistenza, cure mediche, ma anche iniziative di intrattenimento per migliorare la qualità della vita. E’ il percorso che la Fondazione intende avviare per i prossimi anni ponendosi come punto di riferimento per il territorio locale e regionale. Il simbolico “taglio del nastro” avverrà in piazza Italia mentre nel salone dell’edificio scolastic alla presenza di Autorità della Regione Molise, delle Province di Campobasso ed Isernia e del Comune di Colle d’Anchise, si terrà un breve convegno di presentazione. Relatori Giovanni De Gaetano e Cosimo Dentizzi. Ospite d’onore dell’evento sarà “Il Coro degli Alpini” Ana di Latina. Il sito della Fondazione Anchise Onlus è www.anchise.it

14 dicembre 2011

GLI ANZIANI SALVERANNO LA TERRA DAL RISCALDAMENTO GLOBALE

Filed under: ricerche — panteragrigia @ 6:06 am

Gli anziani salveranno il mondo risolvendo il problema del riscaldamento globale. L’originale tesi è sostenuta da Emilio Zagheni, trentenne scienziato italiano dell’Mpidr di Rostock…

Gli anziani salveranno il mondo risolvendo il problema del riscaldamento globale. L’originale tesi è sostenuta da Emilio Zagheni, trentenne scienziato italiano dell’“Istituto di ricerche demografiche Max Planck” (Mpidr) di Rostock, in Germania. Analizzando una serie di dati relativi agli Stati Uniti, Zagheni ne ha tratto conclusioni interessanti: le società “anziane” – caratterizzate cioè da una popolazione over 65 in costante crescita – producono minori quantità di anidride carbonica. L’osservazione vale dunque anche per i paesi europei: «L’età spartiacque è 65 anni – ha spiegato lo scienziato italiano alla redazione online del Corriere della Sera – perché in quel momento le emissioni pro capite di Co2 raggiungono il picco massimo, 14,9 tonnellate l’anno. Un dato destinato poi a scendere velocemente fino all’80° anno d’età, quando le tonnellate pro capite emesse ogni anno sono 13,1. L’invecchiamento della popolazione e la costante crescita dell’aspettativa di vita (78 anni e tre mesi oggi, 83 anni e un mese nel 2050 secondo le stime) miglioreranno dunque le condizioni ambientali».
Per arrivare a queste conclusioni, Zagheni ha preso in esame un gran numero di parametri demografici, valutando i soldi spesi dall’americano medio nelle diverse fasi della vita in alcuni settori ad alte emissioni di anidride carbonica (prodotti e servizi, elettricità, benzina e viaggi aerei, abbigliamento e tabacco). I risultati? Prevedibili ma molto interessanti: la spesa cresce naturalmente in base al reddito, ma i consumi degli anziani sono focalizzati sui poco inquinanti servizi sanitari. Al contrario, dopo i 58 anni le spese per abbigliamento e carburanti subiscono un forte calo. «Ho esaminato i dati della società americana – ha dichiarato Zagheni al sito del Corriere – ma la tendenza può essere ritenuta valida anche per le realtà europee. Per valutare il reale impatto dell’invecchiamento della popolazione sulle condizioni ambientali bisognerà però attendere il 2030: solo allora la generazione dei “baby boomers” raggiungerà gli 80 anni e la riduzione di Co2 – legata oltretutto agli inevitabili miglioramenti tecnologici – comincerà a diventare un fattore importante».
(Fonte immagine: http://www.mondoeco.it)

7 dicembre 2011

La violenza contro le donne anziane

Filed under: riflessioni — panteragrigia @ 11:48 am

Presentati a Milano, durante il convegno “Il colpevole silenzio”, i risultati della ricerca realizzata dalla sociologa Elisabetta Donati per Auser Lombardia nell’ambito del progetto europeo “STOP VI.E.W” (“Stop Violence Against Elderly Women”, Fermiamo la violenza verso le donne anziane), finalizzato a sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti di un problema solitamente trascurato perché spesso relegato ad un ambito domestico e familiare.La ricerca, intitolata “La violenza contro le donne anziane: indagine e analisi del fenomeno in Italia”, si è basata in parte anche sulle segnalazioni ricevute dal servizio di ascolto del Filo d’Argento, i cui operatori sono sempre molto attenti a leggere tra le righe delle richieste di aiuto per identificare eventuali situazioni di violenza. “Lo stress del caregiver” ha sottolineato la Donati, “è una bomba innescata: come si tratta un anziano dipende dalle convenzioni sociali, è vero, ma soprattutto dalla storia personale. Non è possibile ad esempio inventarsi una relazione che non c’è mai stata, tra figli e genitori, solo perché ci si trova in un momento di difficoltà. Il 53% dei caregiver ha ammesso di aver operato abusi, che possono andare dall’alzare la voce alla violenza fisica vera e propria.”

Per maggiori approfondimenti: http://www.auser.lombardia.it/upload/0dwswd45tgzoz245bcbkqy55201111211747Volume_STOP_VIEW.pdf

6 dicembre 2011

Vi manca la memoria? Fate ginnastica

Filed under: ricerche — panteragrigia @ 8:54 am

Mens sana in corpore sano. La saggezza dei latini viene confermata, ancora una volta, da una ricerca che ha scoperto che subito dopo aver fatto esercizio fisico migliora la memoria, rispetto ai sedentari, perchè aumenta la produzione di una proteina che migliora la salute delle cellule nervose. A spiegarlo è uno studio irlandese di cui parla il New York Times.
L’ESPERIMENTO – All’indagine ha preso parte un gruppo di studenti universitari sedentari, che prima hanno dovuto guardare una rapida sequenza di foto con facce e nomi di estranei. Dopo una pausa, dovevano cercare di ricordare i nomi delle persone appena viste quando le foto gli apparivano nuovamente allo schermo del pc. Successivamente metà degli studenti è salita su una cyclette, pedalando a un ritmo crescente finchè non erano esausti, mentre gli altri sono rimasti seduti per 30 minuti. Entrambi i gruppi hanno rifatto il test di memoria, e quelli che si erano mossi hanno ottenuto risultati nettamente migliori rispetto alla prima volta che avevano fatto il test a riposo, mentre chi era rimasto in poltrona non è migliorato.
LA PROTEINA BENEFICA – La spiegazione è venuta dalle analisi del sangue, dove subito dopo l’esercizio in bicicletta sono stati riscontrati livelli più alti di una proteina, il fattore neutrofico cervello derivato (bdnf), che aumenta il benessere delle cellule nervose. Secondo i ricercatori l’aumento della proteina innescato dall’attività fisica ha quindi un ruolo importante nel migliorare la memoria e il ricordo. Anche se ci sono altri fattori di crescita e composti chimici regolati dallo sforzo fisico, aggiunge Ahmad Salehi, dell’università di Stanford, «il fattore bdnf è quello che cresce più velocemente e maggiormente, e anche il più promettente. Sembra essere la chiave non solo per preservare la memoria, ma anche le capacità cognitive».

1 dicembre 2011

Terza età e tumori: basta discriminazioni

Filed under: riflessioni — panteragrigia @ 11:23 am

Sono sempre di più gli anziani malati di cancro. A rischio di cure eccessive. O di non ricevere terapie standard
Un malato di cancro su tre ha più di 70 anni e questi numeri sono destinati ad aumentare in futuro. Nei paesi industrializzati la fascia di popolazione di età superiore ai 65 anni è in crescita esponenziale e i dati epidemiologici indicano che nel 2030 raggiungerà il 40 per cento. Oggi però l’età non è quasi più un limite alle terapie oncologiche: chemioterapie a minore tossicità, terapie biologiche e fattori di crescita offrono nuove speranze. La particolare fragilità di questa classe di malati va rispettata, ma non deve essere un limite alle cure. A riportare l’attenzione sui bisogni specifici degli anziani con un tumore e sul rischio, sempre presente, che vengano discriminati nelle terapie è uno studio presentato all’ultimo Convegno europeo multidisciplinare di oncologia.
CONTA LO STATO DI SALUTE, NON L’ETA’ – Analizzando i dati di 9.776 donne con un carcinoma mammario, i ricercatori greci guidati da Christos Markopoulos della University Medical School di Atene sono giunti alla conclusione che «le pazienti più anziane spesso arrivano al decesso per motivi diversi dal cancro e legati all’età (infarto o ictus, per esempio). Comunque, paragonando i tassi di mortalità per lo stesso tipo di neoplasia di donne over 65 con quelli di malate più giovani, emerge che chi è più avanti con l’età ha una prognosi peggiore. A causa – ha concluso Markopoulos -, probabilmente, di un sotto-trattamento». Che i pazienti con i capelli bianchi non ricevano le migliori terapie a disposizione, per timore che non sopportino gli effetti collaterali o perché si ritiene (a volte a torto) che i costi superino i benefici che possono trarne, è un dubbio che riaffiora spesso. «Ormai però molti studi hanno dimostrato che non è l’età il fattore discriminante – ha sottolineato a Stoccolma Michael Baumann, presidente dell’European Cancer Organisation -, bensì lo stato di salute generale. In Europa è in costante crescita il numero di malati anziani e possiamo appurare sempre più spesso che godono di buona salute e sono in grado di tollerare i trattamenti standard. O di partecipare alle sperimentazioni».
ANZIANI E CANCRO: NUMERI IN CRESCITA – Ogni anno in Italia sono circa 250mila i nuovi casi di tumore e di questi il 60 per cento riguarda gli over 65. Il rischio di sviluppare una patologia oncologica negli anziani è circa 40 volte maggiore rispetto alle persone tra i 20 e i 40 anni e quattro volte superiore rispetto ai 45-65enni. Un problema destinato a crescere nei prossimi anni, a causa dell’aumento dell’età media della popolazione e una realtà con la quale i medici si stanno confrontando per comprenderne difficoltà e bisogni. «I soggetti in età geriatrica rappresentano una quota in crescente e rapido aumento tra i pazienti neoplastici – conferma Riccardo Ghio, direttore del reparto di Medicina Interna 3 dell’Azienda Ospedaliera Universitaria San Martino di Genova – ma a tutt’oggi le linee guida e i trials clinici relativi alle modalità di diagnosi e cura delle neoplasie in età geriatrica sono ancora insufficienti».
FARE ATTENZIONE AI BISOGNI DI CHI E’ PIU’ FRAGILE – Se fino a dieci anni fa un paziente anziano era quasi escluso a priori da un trattamento chemioterapico, l’obiettivo oggi è quello di praticare una scelta tra buona qualità di vita del malato (senza sottoporlo a eccessi effetti collaterali) e possibilità di riuscita delle terapie. Certo per curare in maniera adeguata una persona anziana è necessario un approccio integrato che consideri tutti i diversi aspetti del malato. «L’invecchiamento è frequentemente associato ad altri problemi di salute e al declino della funzionalità di organi e apparati. Una vulnerabilità fisica – sottolinea Ghio – a cui si sommano spesso problemi di natura psicologica e familiare. Tutti fattori che vanno tenuti in considerazione quando si scelgono le terapie anticancro». Il rischio, ripetono da tempo gli esperti, è quello che in età senile si venga curati troppo o troppo poco. Occorre individuare schemi terapeutici adatti, ponendo particolare attenzione all’identificazione dei pazienti fragili per i quali un trattamento anche moderatamente tossico potrebbe essere mal tollerato e soprattutto non portare a benefici in termini di controllo della malattia, vista la rilevanza delle patologie concomitanti. Si tratta di scegliere una terapia tagliata sul paziente, di essere rigorosi nelle cure senza anteporre il protocollo al paziente. «E poi serve una maggiore delicatezza a partire dalla comunicazione della diagnosi – continua l’esperto -. Anche il dialogo riveste un ruolo fondamentale, perché se la scoperta di avere un tumore è uno shock per tutti, i pazienti avanti con l’età sono ancora più vulnerabili e il rischio di sofferenza psichica è maggiore».
SPERIMENTAZIONI E NUOVE CURE, BUONE NOTIZIE –Capita ancora troppo spesso che il paziente anziano venga escluso dai trials clinici sui nuovi farmaci anticancro: ne consegue che la scelta della cura sia spesso basata su protocolli messi a punto in sperimentazioni che per definizione escludono chi ha più di 65 anni. Ma le cose, lentamente stanno cambiando, anche grazie alle nuove chemioterapie a minore tossicità e alle terapie biologiche che, in virtù dei minori effetti collaterali, sono meglio tollerate in chi è avanti nell’età. «Non bisogna ignorare la fragilità tipica di molti anziani, che non vanno sottoposti in alcun modo cure troppo pesanti – conclude Ghio -. Oggi sono però disponibili nuove tipologie di farmaci, come i fattori di crescita (di cui si sopportano bene anche dosaggi elevati) o i farmaci biologici, che danno effetti tossici più contenuti rispetto a quelli dei chemioterapici tradizionali».

Tema: Rubric. Blog su WordPress.com.

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.