pantera grigia

29 febbraio 2012

Forum sulla non Autosufficienza: il futuro dell’anziano è un pensiero del presente

Filed under: eventi — panteragrigia @ 9:43 am

Il 2012 è l’anno europeo per un Invecchiamento Attivo: l’Europa intende aiutare a promuovere opportunità occupazionali e condizioni di lavoro migliori per il crescente numero di anziani in Europa, aiutarli ad avere un ruolo attivo nella società ed incoraggiare un invecchiamento in salute. Se ne parlerà al Forum di Bari, in un workshop promosso dall’ASS.N.A.S.!

Secondo le ultime proiezioni di Eurostat, pubblicate nel rapporto del 2008, entro il 2060 nell’Unione Europea, ci sarebbero soltanto due persone in età lavorativa (15-64 anni) per ogni persona oltre i 65 anni, rispetto al rapporto attuale di quattro ad uno; questo cambiamento è principalmente dovuto a due fattori combinati tra loro: la bassa natalità e l’aumento della speranza di vita. Il tema dell’invecchiamento della popolazione è quindi urgente e molto attuale, bisogna cominciare a ragionare e operare con un sguardo diverso all’anziano, all’anziano attivo , ad invecchiare sempre più in salute. Secondo la Carta di Ottawa per la Promozione della salute, la salute è una risorsa per la vita quotidiana, non l’obiettivo del vivere. La salute è un concetto positivo che valorizza le risorse personali e sociali, come pure le capacità fisiche. La salute si raggiunge allorché gli individui sviluppano e mobilitano al meglio le proprie risorse, in modo da soddisfare prerogative sia personali (fisiche e mentali), sia esterne (sociali e materiali). Salute e malattia non sono pertanto condizioni che si escludono a vicenda, bensì punti terminali di una comune continuità.

Alla luce di queste considerazioni il workshop IL FUTURO DELL’ANZIANO promosso dall’ASS.N.A.S. affronta i nuovi bisogni e nuovi diritti dell’anziano, presenta l’esperienza oggiana del centro Palmisano e dell’associazione di volontariato AUSER e le riflessioni critiche delle assistenti sociali sulla condizione dei servizi che hanno in carico gli anziani: Ospedale, ASL, Comune. ll Servizio Sociale Professionale ovunque strutturato (Ospedale, ASL, Comune) è chiamato a coadiuvare il lavoro di cure sanitarie; permette alle persone anziane non autosufficienti e ai loro parenti di incontrare meno difficoltà organizzative e psicologiche nell’affrontare gli adempimenti richiesti, nell’effettuare le scelte logistiche ed economiche necessarie ai bisogni socio assistenziali.

23 febbraio 2012

Il 90enne orgoglioso sfreccia in superstrada

Filed under: buon invecchiamento — panteragrigia @ 10:32 pm

Pisa, quei «nonni» terribili con la Stradale
Il 90enne orgoglioso sfreccia in superstrada
Centoventicinque patenti ritirate agli over 70 sui bolidi
Il sospetto che coprano i nipoti multati dall’autovelox

PISA – C’è il novantenne che sulla sua 2000 turbo sfreccia a 180 all’ora sulla superstrada dove il limite è rigorosamente a 90. E l’ottantenne che, a bordo di un Suv, supera i 110 sulla Bientina-Altopascio dove andare oltre i 50 orari diventa quasi un crimine. Oppure il distinto pensionato di 79 anni capace di fare il chilometro lanciato a due passi dalle strisce pedonali.

125 «NONNINI» – Di esempi, nel libro nero degli arzilli e incoscienti vecchietti, ce ne sono 125 in tutto. Un esercito di nonnetti terribili, pizzicati di mattina, di giorno e di notte dagli autovelox della polizia provinciale di Pisa. Il sospetto, ovviamente, è che il vispissimi signori non fossero realmente alla guida dei bolidi (di proprietà oltretutto di parenti) e magari, quando è arrivata puntuale l’infrazione, si siano sacrificati per salvare la patente del figlio o del nipote. Illazioni, ovviamente, perché l’occhio elettronico dell’autovelox non certifica (per fortuna o per sfortuna secondo i giudizi) chi è realmente alla guida.

LA CONFESSIONE – A dir la verità una confessione c’è stata. Un nonnetto livornese di quasi novant’anni ha dichiarato fiero di essere stato alla guida di un potentissimo Suv su una strada provinciale. Sorpreso dalla tormenta di neve dei primi di febbraio ha abbandonato l’auto in mezzo alla strada ed è tornato a casa a piedi, quasi una decina di chilometri, ghiaccio compreso. Stavolta però il generoso vecchietto è stato salvato dal nipote che, pentito, alla fine ha confessato che alla guida del Suv c’era lui e ha pagato la giusta super multa.

LA RACCOLTA – I dati, con storie che potrebbero diventare racconti del Vernacoliere (il giornale satirico livornese) sono stati raccolti dal comandante della polizia provinciale di Pisa, Daniele Serafini. Ovviamente i nomi sono rigorosamente top secret ma cambia poco, le storie sono spassosissime.

PATENTI RITIRARE, MA I PUNTI? – Negli ultimi tre anni il ritiro di patenti «sospette» di automobilisti over i 70 anni sono state 125, una percentuale tutto sommato bassa perché migliaia sono stati i giovani colpiti da provvedimento. Manca però il dato dei punti tolti dalla patente. Che potrebbe riservare grosse sorprese con una sfilza di altri nonnetti velocissimi. Anche perché, quando arriva la contestazione per evitare di pagare una multa ancor più salata, il proprietario dell’auto è obbligato a comunicare chi era alla guida quel giorno «sfortunato». E la tentazione di trasgredire, con il sì rassegnato e complice di mamme, babbi, nonni e nonne è tantissimo.

17 febbraio 2012

IL WELFARE IN TEMPO DI CRISI

Filed under: riflessioni — panteragrigia @ 8:32 pm

da “il Bene Comune” febbraio 2012

Il Welfare State è il sistema sociale il cui protagonista è lo Stato il quale si fa carico delle esigenze della comunità e, conseguentemente si impegna a garantire un livello minimo di reddito e l’accesso a servizi ritenuti essenziali a tutti i cittadini. Mediante le sue istituzioni, pubbliche e private, il Welfare State svolge due funzioni essenziali: garantire a tutti i cittadini le risorse necessarie per un’esistenza dignitosa (funzione assistenziale), fornire protezione contro i grandi rischi dell’arco vitale (ignoranza, malattia, vecchiaia e disoccupazione), a fronte dei quali le capacità individuali e il modo di funzionare del mercato sono limitate (funzione assicurativa).
I mutamenti demografici determinati dall’aumento dell’attesa di vita e dal calo dei tassi di fecondità hanno influenzato fortemente la disponibilità finanziaria e il disegno istituzionale dello Stato sociale. Inoltre la mobilità di merci, capitale e lavoro (la cosiddetta globalizzazione) da un lato aumenta la domanda di assicurazione da parte degli individui potenzialmente esposti, provoca maggiore competizione e offre la possibilità di sostituzione di forza lavoro che gode di minori protezioni, dall’altro limita la capacità dei singoli Paesi di disegnare in modo indipendente i propri strumenti di intervento in ambito sociale ed erode la base imponibile necessaria per finanziare la redistribuzione.
La crisi dello Stato-nazione e la rivincita del mercato hanno reso vana la promessa di garantire autonomia ed eguaglianza dei diritti: la crisi del welfare moderno certifica l’incapacità dello Stato di assicurare quelle protezioni, la cui graduale e crescente estensione nel periodo della prima Repubblica aveva contrassegnato le fasi di un processo che era avanzato di pari passo con lo sviluppo dello Stato da una parte e con le esigenze della democrazia dall’altra.
Certamente è dovuto agli effetti della globalizzazione, ma questa non è “un destino”, e una politica sociale che tenga conto delle diversità dovrebbe assumere dimensioni mondiali e ugualmente globalizzate.
Ogni crisi economica è innanzitutto crisi culturale, valoriale, democratica ed etica. L’economia è sempre lo specchio di come una società si pone nei confronti delle persone e dei loro bisogni, attese e diritti, dal lavoro alla relazionalità, dal progresso all’assistenza, dal singolo alla collettività. Ma crisi è anche smascheramento, cioè fine dell’inganno, dalla bolla inflazionistica alle cose dette e non fatte: anziani soli, poveri ed anche poco assistiti, asili nidi sempre con meno personale, malati cronici il cui peso ricade tutto sulla famiglia ecc….
Sono quindi le scelte politiche, e quindi anche collettive, che hanno prodotto la crisi e la caduta delle risorse finanziarie ne è stata solo la prevedibile conseguenza. E le crisi economiche, come è a tutti noto, colpiscono maggiormente i soggetti deboli: disoccupati, poveri, persone non autosufficienti, anziani di ogni tipo.
In questo contesto, l’ex governo Berlusconi, con la scusa della crisi economica, è andato a colpire dove esisteva quel poco di presidi, di strutture e di servizi che garantiscono quel minimo di welfare pubblico che ancora abbiamo: gli enti locali. I tagli sono stati devastanti, drammatici. Senza soldi molti interventi (pensiamo a quelli di natura specialistica o che necessitano di strutture particolari) non si fanno, nemmeno con il volontariato. E gli enti locali sono stati costretti a tagliare. In tre anni hanno i fondi statali del settore si sono ridotti dell’80%. Il fondo per le politiche sociali è sceso dai 929 milioni del 2008 a 273 milioni, le risorse per la famiglia sono passate da 346 milioni a 51, quelle per le politiche giovanili da 137 milioni a 12, mentre il fondo per l’affitto da 205 milioni è stato progressivamente ridotto fino ai 32 milioni del 2011. I finanziamenti per l’infanzia, l’inclusione degli immigrati e, soprattutto, per la non autosufficienza sono stati addirittura azzerati. Complessivamente, la spesa statale sociale è scesa da 2,5 miliardi a poco più di 500 milioni all’anno. Un taglio di questo genere è stato un vero e proprio massacro.
E secondo il Forum del Terzo Settore per il 2012 si deve prevedere una ulteriore riduzione della spesa tra il 12,7 ed il 13,5%.
In tale situazione il contenimento delle diseguaglianze, o almeno dei loro più gravi effetti discriminatori sulla vita delle persone e delle famiglie, provoca una forte tensione fra l’assunzione di una logica universalistica e i sempre più rigorosi vincoli di bilancio, che porterebbero a introdurre un’ulteriore selezione sul criterio della situazione economica del beneficiario.
Si sostiene, infatti, che la scala dell’intervento pubblico deve essere ridotta e indirizzata su interventi selettivi, ossia destinati solo a una parte della popolazione: unicamente agli individui il cui reddito o ricchezza siano sotto a una certa soglia può essere garantito il servizio o il trasferimento pubblico.
“Il welfare è un orgoglio dell’Europa, una conquista ed è convinzione diffusa che l’Europa non debba rinunciare al suo modello di welfare”: ha detto il presidente del Consiglio, Mario Monti, nella conferenza stampa di fine anno. “Dopo la grande crisi finanziaria – ha proseguito – gli Stati Uniti e la Cina, cioè due paesi che avevano preso molto le distanze dal welfare, lo stanno riconsiderando cercando un sistema pubblico più nutrito per quanto riguarda la sanità in Usa e le pensioni in Cina”. “E’ vero – ha aggiunto Monti – che l’Ue non sarà in grado di mantenere sostenibili i sistemi di welfare estremamente generosi che si era fabbricata durante anni di crescita economica più sostenuta: la grande sfida è diventare più competitivi per non inaridire il prodotto e il reddito e riformare i sistemi di welfare affinché diventino meno costosi, più equi e più efficienti.”
Ma per attuare questo il governo Monti deve aver chiaro che le priorità per lo Stato sono due: oltre la messa in sicurezza dei conti dello Stato vi è il miglioramento delle condizioni di vita per tutte quelle persone e famiglie che hanno pagato fin qui, ingiustamente, il prezzo della crisi. Per centrare entrambi gli obiettivi si deve agire in modo incisivo sull’evasione fiscale, tassare maggiormente i patrimoni mobiliari e immobiliari, tagliare le spese militari, ridurre i costi della politica. Una parte delle risorse così reperite può consentire una riforma del Welfare attesa da tempo, permettendo il varo dei livelli essenziali delle prestazioni e del reddito minimo di inserimento e l’istituzione di un fondo e di misure adeguate per la non autosufficienza e per ammortizzatori sociali efficaci a beneficio di tutti coloro che perdono il lavoro. In questo modo si sosterrà la domanda e si aiuteranno larghi strati della popolazione. Finalità che non potrebbero essere raggiunte con la legge delega sulla riforma fiscale e assistenziale voluta dal precedente Governo, che deve essere radicalmente modificata.
Secondo La campagna “I diritti alzano la voce “, promossa da 24 organizzazioni del volontariato e del terzo settore italiani, bisogna che il governo Monti velocemente:
• definisca i livelli essenziali delle prestazioni sociali, che determinano i diritti esigibili e dunque i servizi che vanno garantiti su tutto il territorio nazionale;
• aumenti la dotazione dei fondi nazionali per le politiche sociali; introdurre il Reddito minimo di inserimento (2 miliardi di euro);
• stanzi un miliardo di euro per l’avvio di almeno 3.000 asili nido nel 2012;
• istituisca un fondo di 800 milioni di euro per garantire un’indennità di disoccupazione ai lavoratori precari;
• preveda uno stanziamento di 200 milioni per il sostegno sociale all’affitto per i meno abbienti e di 300 milioni aggiuntivi per il canone agevolato;
• elevi dai 113 milioni di euro del 2011 (erano 266 nel 2008) a 300 milioni lo stanziamento per il servizio civile, permettendo così a 50mila giovani di poter fare quest’esperienza.
Queste e altre proposte si possono finanziare attraverso una tassa patrimoniale, una revisione della tassazione sulle rendite finanziarie, il ritiro delle nostre truppe dall’Afghanistan, la rinuncia al programma di produzione di 131 cacciabombardieri F35 (si libererebbero 583 milioni subito, per il 2012), la chiusura dei Centri di identificazione ed espulsione (113 milioni da destinare all’integrazione dei migranti), la revisione delle convenzioni con le strutture sanitarie private.
Questa crisi può essere un’occasione straordinaria per rivedere i nostri modelli economici e culturali e modificare gli stili di vita, mettendo finalmente da parte le teorie che hanno causato il disastro in cui siamo oggi. Le forze sociali ed economiche devono unirsi in questa azione di cambiamento, fondata sulla riconversione ecologica dell’economia, i beni comuni materiali e immateriali, le pratiche innovative di rigenerazione urbana, che rilancerebbe l’economia e produrrebbe più benessere per tutti.

Mino Dentizzi

10 febbraio 2012

Polonia: nasce Barboki, la compagnia di ballo senior

Filed under: Uncategorized — panteragrigia @ 9:52 am

(Centro Maderna)

Sette pensionate di Kopalnia, un paese nel sud della Polonia, accomunate dalla passione per la danza e con tanta voglia di esibirsi, si sono riunite per formare Barboki, una compagnia di ballo formata da sole donne over-60, che, con tanto di tutù e scarpette (che si fanno fare su misura perché spesso non trovano delle loro taglie), si esibiscono regolarmente in sale da ballo e persino in televisione.
Tutto è cominciato quasi per scherzo tre anni fa, quando il gruppo ha messo in scena il Lago dei Cigni di Tchaikovsky in occasione della festa del paese. Da allora, sotto la direzione di una coreografa, il gruppo si riunisce una volta la settimana in una vera sala da ballo messa a loro disposizione dal municipio del paese. “Imparare a ballare quando si ha sessanta o settant’anni, è una vera sfida”, ha commentato la coreografa Karolina Slowick “ma sono tutte molto motivate e disciplinate. Certamente alcune di loro prima o poi si fermeranno, non riuscendo più ad affrontare certi movimenti, ma grazie al successo della compagnia, altri candidati sono già pronti ad unirsi a noi.”

(News del 20 /01/2012)

7 febbraio 2012

Proteggere dal freddo anziani, malati e categorie a rischio

Filed under: cronaca — panteragrigia @ 11:08 am

Il freddo eccessivo, come quello che registriamo in questo periodo, rappresenta una minaccia soprattutto per la salute degli anziani, dei bambini molto piccoli, delle persone affette da malattie croniche e dei poveri senza tetto.

Anche le persone giovani in apparente benessere possono subire conseguenze sulla salute, a volte gravi, se esposte a valori di temperatura eccessivamente bassi.

Un’ondata di freddo intenso può provocare patologie acute da freddo: geloni, congelamento, ipotermia, lesioni gravi o anche mortali; si verificano raramente, in particolare quando la temperatura è inferiore a –5°C e/o in presenza di venti gelidi, aggravamento di patologie croniche, specialmente cardiopatie e broncopatie croniche.

Recenti studi evidenziano anche un sensibile effetto del freddo sulla riacutizzazione della sintomatologia nei soggetti affetti da alcune malattie reumatiche aumento del rischio di incidenti domestici, anche mortali, causati dal cattivo funzionamento o la scarsa manutenzione di impianti di riscaldamento ed elettrici (es. intossicazioni da monossido di carbonio, folgorazioni).

Anziani
Sono più suscettibili agli effetti delle basse temperature per la diminuita risposta del sistema di termoregolazione e la ridotta percezione del freddo.
Gli anziani con deficit fisici e/o psichici (come i malati di Alzheimer) sono più a rischio, perché non sono in grado di gestire correttamente il riscaldamento domestico e di adottare comportamenti adeguati.
- In caso di ondata di freddo intenso non esitare a chiedere ad altri di fare acquisti per voi o ricevere la spesa direttamente a casa, ove ciò è previsto.
E’ opportuno fare preventivamente scorte alimentari ed avere una quantità sufficiente di medicinali disponibili nella propria abitazione
- Se si deve uscire coprirsi bene con un abbigliamento adeguato ed evitate di compiere sforzi eccessivi
- In casa mantenere la temperatura non al disotto di 19°C
- Fare un’alimentazione ricca ed equilibra e bere liquidi caldi
- Se i sintomi della patologia sofferta dovessero peggiorare (es. aggravamento della dispnea, aumento espettorazione, comparsa di febbre) consultare immediatamente il proprio medico curante
- Se si vive soli, dare spesso notizie a parenti, amici o vicini
- Per evitare incidenti, non riposare troppo vicino a fonti di calore e verificare lo stato degli impianti di riscaldamento

Malati cronici
Un episodio di grande freddo, specialmente in ambito urbano, può peggiorare condizioni di salute già precarie e, soprattutto, aggravare patologie croniche quali: malattia cardiovascolare, broncopatia cronica ostruttiva, asma bronchiale, diabete e disturbi neurologici (soprattutto se in trattamento con sostanze psicotrope).
I cardiopatici appartengono ad una delle categorie più a rischio, pertanto devono evitare di compiere sforzi eccessivi soprattutto all’aria aperta Le persone con insufficienza respiratoria cronica e gli asmatici devono evitare di respirare aria gelida, esporsi alle intemperie che possono scatenare crisi d’asma o broncospasmo.
Le persone con disturbi mentali, in particolare con deterioramento delle capacità cognitive sono a rischio elevato per ipotermia, perché non manifestano il disagio legato alle basse temperature e non hanno possibilità di proteggersi adeguatamente.
Occorre prestare particolare attenzione a questi malati!

Consigli per le persone che assumono farmaci
In caso di assunzione di farmaci e la presenza di una malattia cronica si raccomanda di:
- rispettare i consigli e le misure preventive per affrontare il grande freddo
- non assumere mai farmaci senza il parere del medico
- consultare il medico, soprattutto quando l’ultima visita risale a diversi mesi prima.
Il medico provvederà a prescrivere un eventuale controllo clinico e, se necessario, provvederà ad aggiustare la terapia
- in nessun caso il paziente può decidere di sua iniziativa di interrompere un trattamento farmacologico, perché questo lo esporrebbe ad eventuali complicazioni o aggravamenti della patologia
Anche se non esistono ancora dati certi, è bene sapere che alcuni farmaci potrebbero essere responsabili o dell’insorgenza o del peggioramento di sintomi legati al freddo, interagendo con i meccanismi dell’organismo di adattamento al freddo.
Nella maggior parte dei casi, un farmaco non rappresenta, da solo, un rischio, soprattutto se ben utilizzato, ma può diventarlo soprattutto se coesistono fattori di suscettibilità individuale o in caso di determinate patologie.
Alcuni farmaci possono aggravare gli effetti del freddo contrastando il normale funzionamento dei meccanismi di termoregolazione dell’organismo, altri farmaci alterando lo stato di vigilanza e quindi diminuendo la capacità di utilizzare adeguatamente i mezzi di protezione dal freddo come gli impianti di riscaldamento ecc.

I farmaci che devono essere sottoposti ad un controllo più stretto sono:
- farmaci usati nel trattamento di patologie cardiovascolari: alcuni farmaci, usati nel trattamento dell’ipertensione e dell’angina pectoris, che possono alterare i meccanismi di difesa dal freddo. Nella terapia con la digossina, può essere necessario effettuare un aggiustamento del dosaggio del farmaco
- farmaci prescritti per trattare l’ipotoroidismo possono contrastare l’aumento del metabolismo, necessario all’organismo per la produzione di calore
- la maggior parte dei farmaci che agiscono sullo stato di vigilanza (sedativi, ipnotici) può alterare la capacità di difendersi dal freddo
- alcuni farmaci per il trattamento dell’epilessia possono necessitare di un aggiustamento del dosaggio
- i neurolettici possono alterare il meccanismo di termoregolazione centrale dell’organismo e provocare un abbassamento della temperatura

Precauzioni per la conservazione dei farmaci
In caso di farmaci che riportano le seguenti diciture “non refrigerare” o “non congelare”, occorre rispettare tali particolari precauzioni per evitare che il principio attivo possa andare in contro ad un processo di degradazione.
Tener presente che alcuni farmaci possono essere alterati dal congelamento o dallo scongelamento.
È necessario verificare l’aspetto del prodotto all’apertura della scatola e in caso si ipotizzi una sua alterazione chiedere il parere del medico o del farmacista.
Tutti i farmaci la cui confezione è stata alterata dal congelamento (specialmente se l’involucro appare danneggiato) non devono essere usati.

fonte: www.ministerosalute.it difendiamoci dal freddo

2 febbraio 2012

Muore il nonno del Molise

Filed under: buon invecchiamento — panteragrigia @ 8:20 am

Francesco Mastrangelo aveva 109 anni
Aveva 109 anni ed era l’uomo più anziano del Molise. Francesco Mastrangelo, nato nel 1903 ad Oratino, si è spento oggi. “Era un uomo gioviale e grande lavoratore – dice il sindaco Orlando Iannotti. Mastrangelo era molto amato, ma era diventato anche il vanto del paese.” Il geriatra dr. Cosimo Dentizzi ricorda che solo tre anni fa Francesco aveva partecipato al programma di attività motoria per gli anziani.

Tema: Rubric. Blog su WordPress.com.

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