“Non avere rimpianti aiuta a invecchiare bene” è il risultato di una ricerca basata sull’osservazione dell’attività cerebrale di giovani e anziani. Lo studio, pubblicato su Science, porta la firma dei neuroscienziati del Centro Medico Universitario Hamburg-Eppendorf di Amburgo. I ricercatori tedeschi hanno tentato di spiegarne le ragioni biologiche analizzando l’attività cerebrale di giovani adulti, anziani depressi e anziani in salute alle prese con un videogioco simile ad “Affari tuoi”.
Grazie alla Risonanza magnetica funzionale hanno scoperto che, davanti alla consapevolezza di aver perso una buona occasione al gioco, giovani e anziani depressi riprendono a giocare rischiando di più perché manifestano la stessa attività in due particolari aree del cervello: nel cosiddetto striato ventrale (regione coinvolta nella percezione dei rimpianti) e nella corteccia cingolata anteriore (associata al controllo delle emozioni). Gli anziani in salute, invece, non cambiano il proprio comportamento e mostrano un’attività cerebrale completamente diversa dagli altri giocatori, a riprova del fatto che riescono a non farsi imprigionare dai rimorsi regolando in maniera più efficiente le proprie emozioni. Questo sarebbe anche confermato dal monitoraggio di alcuni indicatori fisici di disagio, come la frequenza cardiaca e la conduttività elettrica della pelle, che risultano molto diversi negli anziani sani rispetto a quelli depressi.
Il segreto per invecchiare bene, secondo i ricercatori, starebbe quindi nell’avere un atteggiamento mentale più positivo, proprio come quello che hanno dimostrato di avere gli anziani sani e saggi dello studio: molto meglio accettare di non poter controllare tutto, tenendo conto anche della variabile del caso, ed evitare quindi di addossarsi tutte le colpe.
30 aprile 2012
Nessun rimpianto per invecchiare bene
3 marzo 2012
Morto a 111 anni uomo piu’ anziano di Italia
VENTIMIGLIA (IMPERIA) – E’ morto ieri sera nella sua casa di Ventimiglia Giovanni Ligato, l’uomo più longevo d’Italia con i suoi 111 anni, compiuti il 18 febbraio scorso. Come ogni sera, alle 19, i suoi familiari, dopo cena, gli hanno dato un biscotto e un bicchierino di grappa. Subito dopo l’anziano si è sdraiato sulla poltrona e si è addormentato ma questa volta senza più svegliarsi. Il 19 febbraio scorso aveva festeggiato, con un giorno di ritardo, il suo ultimo compleanno. Assieme a lui decine di familiari. Nato il 18 febbraio del 1901 a Palizzi, un piccolo centro poco distante da Reggio Calabria, Giovanni viveva dal 1957 nella città di confine. “Quanti anni ho?” è la domanda che aveva recentemente fatto al figlio Emilio, avendo ormai perso il conto degli anni.
23 febbraio 2012
Il 90enne orgoglioso sfreccia in superstrada
Pisa, quei «nonni» terribili con la Stradale
Il 90enne orgoglioso sfreccia in superstrada
Centoventicinque patenti ritirate agli over 70 sui bolidi
Il sospetto che coprano i nipoti multati dall’autovelox
PISA – C’è il novantenne che sulla sua 2000 turbo sfreccia a 180 all’ora sulla superstrada dove il limite è rigorosamente a 90. E l’ottantenne che, a bordo di un Suv, supera i 110 sulla Bientina-Altopascio dove andare oltre i 50 orari diventa quasi un crimine. Oppure il distinto pensionato di 79 anni capace di fare il chilometro lanciato a due passi dalle strisce pedonali.
125 «NONNINI» – Di esempi, nel libro nero degli arzilli e incoscienti vecchietti, ce ne sono 125 in tutto. Un esercito di nonnetti terribili, pizzicati di mattina, di giorno e di notte dagli autovelox della polizia provinciale di Pisa. Il sospetto, ovviamente, è che il vispissimi signori non fossero realmente alla guida dei bolidi (di proprietà oltretutto di parenti) e magari, quando è arrivata puntuale l’infrazione, si siano sacrificati per salvare la patente del figlio o del nipote. Illazioni, ovviamente, perché l’occhio elettronico dell’autovelox non certifica (per fortuna o per sfortuna secondo i giudizi) chi è realmente alla guida.
LA CONFESSIONE – A dir la verità una confessione c’è stata. Un nonnetto livornese di quasi novant’anni ha dichiarato fiero di essere stato alla guida di un potentissimo Suv su una strada provinciale. Sorpreso dalla tormenta di neve dei primi di febbraio ha abbandonato l’auto in mezzo alla strada ed è tornato a casa a piedi, quasi una decina di chilometri, ghiaccio compreso. Stavolta però il generoso vecchietto è stato salvato dal nipote che, pentito, alla fine ha confessato che alla guida del Suv c’era lui e ha pagato la giusta super multa.
LA RACCOLTA – I dati, con storie che potrebbero diventare racconti del Vernacoliere (il giornale satirico livornese) sono stati raccolti dal comandante della polizia provinciale di Pisa, Daniele Serafini. Ovviamente i nomi sono rigorosamente top secret ma cambia poco, le storie sono spassosissime.
PATENTI RITIRARE, MA I PUNTI? – Negli ultimi tre anni il ritiro di patenti «sospette» di automobilisti over i 70 anni sono state 125, una percentuale tutto sommato bassa perché migliaia sono stati i giovani colpiti da provvedimento. Manca però il dato dei punti tolti dalla patente. Che potrebbe riservare grosse sorprese con una sfilza di altri nonnetti velocissimi. Anche perché, quando arriva la contestazione per evitare di pagare una multa ancor più salata, il proprietario dell’auto è obbligato a comunicare chi era alla guida quel giorno «sfortunato». E la tentazione di trasgredire, con il sì rassegnato e complice di mamme, babbi, nonni e nonne è tantissimo.
2 febbraio 2012
Muore il nonno del Molise
Francesco Mastrangelo aveva 109 anni
Aveva 109 anni ed era l’uomo più anziano del Molise. Francesco Mastrangelo, nato nel 1903 ad Oratino, si è spento oggi. “Era un uomo gioviale e grande lavoratore – dice il sindaco Orlando Iannotti. Mastrangelo era molto amato, ma era diventato anche il vanto del paese.” Il geriatra dr. Cosimo Dentizzi ricorda che solo tre anni fa Francesco aveva partecipato al programma di attività motoria per gli anziani.
4 novembre 2011
Quando si invecchia si può guidare ancora l’auto?
Lasciare la macchina può avere ripercussioni psicologiche per un anziano: ecco consigli e avvertenze per i familiari
MILANO – L’Alzheimer Association americana in collaborazione con la National Highway Traffic Safety Administration (NHTSA) ha diffuso apposite raccomandazioni con cui i familiari possono verificare se l’anziano di famiglia che comincia a dare segni di decadimento cognitivo da età può ancora guidare con sicurezza o se invece è meglio lasciare l’auto in box perché il medico riscontra lo sviluppo di una demenza. Figli e nipoti si devono insospettire soprattutto quando non ricorda più la strada per raggiungere luoghi familiari; sbaglia nel rispettare la segnaletica stradale; nel traffico prende decisioni lente o inadeguate; guida a una velocità inadatta alla situazione ; si arrabbia o va in confusione in mezzo al traffico; fa il pelo alla corsia che percorre; il suo controllo del veicolo appare ridotto; sbaglia nel dare le precedenze; confonde i pedali di acceleratore e freno; impiega più tempo in un percorso che gli era familiare; dimentica la meta durante una gita in auto.
UN FORTE IMPATTO PSICOLOGICO – Per una persona di una certa età non poter più guidare può avere un forte impatto psicologico negativo percepito come perdita d’indipendenza. E’ quindi importante verificare il suo stato d’animo cercando di non incrinare il suo senso di indipendenza, tutelando però contemporaneamente la sua sicurezza e quella degli altri. L’Alzheimer Association ha diffuso alcuni consigli messi a punto da psicologi per aiutare i membri della famiglia ad affrontare questo argomento col “nonno di casa”: iniziate a manifestargli le vostre preoccupazioni, sottolineando gli aspetti positivi che deriverebbero dall’abbandono dell’auto e fategli presenti tutte le possibili alternative. In caso di resistenza confermategli il vostro affetto incondizionato e la vostra piena disponibilità ad aiutarlo ogni volta che ne avesse bisogno. Infine, appellatevi al suo senso di responsabilità.
ALLEANZA CON IL MEDICO DI FAMIGLIA- L’altro fronte su cui agire prevede un’alleanza col medico di famiglia. Chiedetegli di redigere una certificazione attestante che la persona in questione non può guidare: potrete poi usarla per rafforzare le vostre argomentazioni quando dovrete parlare con il vostro vecchio pilota. Considerate sempre l’eventualità di dover ricorrere alla valutazione di un altro medico, magari uno specialista estraneo alla famiglia che possa fornire una valutazione obiettivo. Tenete presente che una sola discussione è raramente sufficiente e che ne dovrete affrontare molte altre, Alcune persone si lasciano convincere facilmente a sospendere la guida, mentre per altre questo passaggio può essere molto difficile. Occorre essere preparati anche a reazioni di forte rabbia che non vanno malinterpretate: possono essere legate a caratteristiche psicologiche che fanno parte del quadro sintomatologico della demenza.
I CONSIGLI DELL’ALZHEIMER ASSOCIATION – In questi casi ecco i consigli dell’Alzheimer Association: siate pazienti e fermi. dimostrando comprensione e partecipazione. Partecipate alla sua sofferenza e appellatevi alla sua voglia di agire in maniera responsabile. Chiedete aiuto a una figura rispettata in ambito familiare o nel vostro gruppo sociale affinché sostenga il vostro messaggio ad abbondare la guida. Quando non riuscite nel vostro intento non demoralizzatevi. Se infatti, come sospettate, si stia sviluppando un decadimento cerebrale legato all’età o addirittura una demenza, questa condizione compromette la critica e il giudizio: queste persone non si rendono conto che la loro guida non è più sicura. Tenete anche conto che è sempre la malattia che può portare a repentini cambiamenti di umore e personalità con conseguenti reazioni eccessive. Come ultima risorsa fate sparire le chiavi dell’auto o fate in modo che l’auto non funzioni (ad es. staccate di nascosto i cavi della batteria) oppure fatela sparire del tutto. Se arrivate a questi estremi assicuratevi di potergli però fornire una modalità di spostamento alternativa e sicura, ad esempio: individuate qualcuno (parenti, amici, un caregiver con patente abilitata e uno stile di guida affidabile, ecc.) che s’incarichi di portarlo in giro con la sua auto in modo da fargli conservare un’indipendenza di mobilità, ma comunque controllata da qualcuno. Stipulate una convenzione con la locale compagnia di taxi per un servizio agevolato tipo quelli per il trasporto dei disabili. Ricorrete ai mezzi della locale agenzia municipale adibiti al trasporto di anziani e malati (minibus domiciliari a prenotazione, ecc). Riducete infine le sue necessità di guida (ad es. andare in farmacia o al supermercato) ricorrendo alle cooperative di servizio a domicilio come quelle che hanno molti supermercati
UN TESTAMENTO – Per i casi in cui il sospetto di demenza è confermato dal medico, l’Alzheimer Association ha messo a punto addirittura un sorta di testamento delle volontà con cui il vecchio guidatore, una volta convintosi di dover prima o poi rinunciare all’auto e più o meno consapevole della malattia che l’ha colpito, stipula con i familiari un vero e proprio contratto di comportamento redatto quando ancora la sua capacità d’intendere e di volere è abbastanza conservata. Si tratta di un’idea molto americana che lascia trasparire il timore per i rischi medico-legali cui si trova esposto chi deve gestire un parente colpito da demenza di Alzheimer, ma molti dei suggerimenti indicati possono essere utili anche a noi.
Cesare Peccarisi
2 ottobre 2011
“ Muoversi per non subire il tempo”
SANGIULIANODELSANNIO. Si terrà giovedì 6 ottobre la presentazione del progetto “ Muoversi per non subire
il tempo”, il corso di ginnastica dolce per gli anziani del comune di San Giuliano del Sannio, voluto dal Coni di Campobasso in collaborazione con l’Asrem e l’ente comunale.
Visto il buon esito dello scorso anno si è deciso di dar prosieguo a quest’attività che molto probabilmente verrà integrata anche con alcune giornate in piscina. Lo scopo principale della ginnastica geriatrica, che dir si voglia ginnastica per anziani o ginnastica per la terza età o anche
ginnastica dolce ,se eseguita in gruppo, è, come afferma il dr. Mino Dentizzi, di dare all’anziano
la possibilità di stare in mezzo agli altri, e in ogni caso di arginare, ritardando o attenuando, gli effetti che i processi di invecchiamento hanno su scheletro, muscoli e i grandi sistemi respiratorio e cardiocircolatorio al fine di rimanere il più a lungo possibile autosufficiente per consentirgli
una normale vita di relazione. Da indagini recenti , effettuate anche nel Molise sempre coordimnate dal dr. Dentizzi, è emerso che pochi anziani fanno attività fisica; le statistiche confermano che è il vero “farmaco” della longevità perchè più di tutti allunga la vita. Ma come per tutte le
“cure” bisogna rispettare le indicazioni e controindicazioni.
Del resto già Ippocrate nel IV secolo avanti Cristo affermò: “ Tutte le parti del corpo che hanno una funzione, se usate con moderazione ed esercitate nell’attività alla quale sono deputate, diventano più sane, ben sviluppate ed invecchieranno
più lentamente; ma se non saranno usate e
lasciate inattive, queste diventeranno facili ad ammalarsi,
difettose nella crescita ed invecchieranno precocemente”.
La conferenza di presentazione è fissata per le ore 16.00 e
si terrà presso la Palestra comunale, in via Garibaldi; tutti
coloro che sono interessati posono parteciparvi.
22 settembre 2011
La creatività e la cultura non hanno età
Gli anziani non più solo come fruitori e destinatari di cultura, ma veri e propri produttori di arte intesa nella più larga accezione del termine. E’ questo l’obiettivo che si vuole porre il progetto Cantieri Culturali per gli anziani ideato e promosso da due associazioni, la Lala e la Stlatts, con la super visione del dottor Cosimo Dentizzi che a breve sarà promosso su tutto il territorio regionale. «L’idea è nata a seguito del progetto Giano dal quale abbiamo tratto numerose ore di girato che hanno dato vita ad un video molto interessante. Da questa esperienza abbiamo potuto comprendere che gli anziani vogliono essere protagonisti di attività artistiche e culturali che possano farli sentire al centro dell’attenzione su di un palcoscenico. Subito dopo la pensione, infatti, diverse sono le persone che incominciano a scrivere, a dipingere, a cantare o a suonare uno strumento. Vuoi perché da giovani non hanno avuto le possibilità economiche sia per mancanza di tempo. Spesso in età avanzata – ha rimarcato il dottor Dentizzi – l’indole più nascosta e più artistica, se così si può dire, viene fuori, emerge da un lungo letargo in tutta la sua prorompente dinamicità. Questo sta a dimostrare, se ancora c’è ne fosse bisogno, che la creatività non ha fine e non è assolutamente legata all’età. La mente, l’intuito, il genio sono qualità che rimangono lucide e con noi per sempre e di esempi anche illustri ne sono piene le cronache. Non di rado, infatti, si possono trovare attori, registi, musicisti, pittori, scrittori, poeti, artisti in genere che proprio nella loro maggiore età hanno dato vita a dei veri e propri capolavori di cui si parla ancora oggi. Quello che vorremmo fare o meglio stimolare con questa iniziativa che vorremmo allargare a tutto il territorio molisano – ha evidenziato il dottor Cosimo Dentizzi – è la vena artistica dei nostri anziani. Una volta compreso, per esempio, le singole indole e propensioni di ogni partecipante, a seguito anche alla partecipazione attiva a delle lezioni tenute da docenti di comprovata professionalità in ogni campo dell’arte, potremmo, per esempio, organizzare un’orchestra regionale di musicisti anziani, o una compagnia teatrale regionale sempre composta da soli anziani. Si potrà, per esempio, anche allestire una pi- nacoteca, una galleria d’arte che possa mettere in mostra tutte le opere realizzate dai nostri anziani. Di idee ne abbia- mo tante, ma siamo sicuri che durante l’arco del progetto ne scaturiranno altre. All’attività svolta dai nostri corregionali – ha affermato Dentizzi – vor- remmo anche affiancare quel- la di persone anziane famose in tutto il mondo. Potremmo organizzare una rassegna ci- nematografica di film che parlano di anziani o di pellicole realizzate e prodotte da registi e attori di una certa età. Lo stesso potremmo allestire per la pittura, per la letteratura, per la scultura e così via. Vorremo sfatare diversi luoghi comuni con questo progetto che gravitano attorno al mondo della terza età. I giovani hanno un concetto distorto, per esempio, dei gusti musicali degli anziani. Io, per esempio, che ho 60 anni adoro la musica dei Doors e conosco diverse persone di una certa età che amano alla follia i Beatles e i Rolling Stone. A dire il vero so di una band rock formata esclusivamente da anziani. Con i Cantieri Culturali per gli anziani andremo anche a recuperare tutto quel patrimonio culturale e di abilità manuale che è racchiuso nei ricordi, nel passato, nei solchi delle rughe degli anziani dei nostri piccoli comuni molisani. In ogni paese c’è una persona anziana che sa tutto sulla storia del suo paese, sui racconti e sulle leggende locali. In ogni paese c’è il vecchio falegname, il vecchio scalpellino, il vecchio intrecciatore di vimini che si diletta ancora in piccoli lavoretti di pregio. In ogni paese c’è l’anziana signora che sotto i caldi raggi solari ricama con altissima professionalità il corredo della figlia o della nipote. Gli anziani sono la memoria storica della nostra terra sotto diversi punti di vista e noi abbiamo il dovere di promulgare questa conoscenza. L’ideale sarebbe far entrare in stretto contatto le giovani generazioni con gli anziani per l’instaurazione di un biunivoco scambio culturale e creativo che possa arricchire i giovani da un lato e possa far sentire protagonisti dell’oggi gli anziani dall’altro. Un modo efficace e partecipativo per far uscire gli anziani dal loro atavico isolamento, voluto o indotto, che spesso caratterizza gli ultimi anni della loro vita in diversi comuni del Molise. Dobbiamo assolutamente smetterla di vedere gli anziani – ha concluso il dottor Cosimo Dentizzi – solo ed esclusivamente come coloro che possono badare ai nostri figli quando i genitori sono al lavoro. Gli anziani vogliono essere protagonisti assoluti della loro vita fino in fondo, sono stufi di svolgere un semplice ruolo di gregari o di semplici baby sitter durante la cosiddetta terza età».
Stefano Venditti
18 settembre 2011
L’esercizio fisico per gli anziani: terapia ma soprattutto prevenzione
15/09/2011 11:17
L’ attività fisica è fondamentale per la salute e il benessere in età avanzata. Una ricerca della Fondazione Don Gnocchi
Oggi l’aspettativa di vita si è molto allungata nel nostro Paese. Il 20% della popolazione residente in Italia è costituito nda persone di oltre 65 anni di età, percentuale che ha ormai superato quella dei residenti con meno di 25 anni. L’Italia è il Paese al mondo in cui il tasso di invecchiamento della popolazione è in assoluto il più intenso e veloce, come confermato anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Stando all’ultima relazione del ministero della Salute, in Italia, nonostante un italiano su dieci sia costretto a convivere con una malattia cronica, si vive meglio e, soprattutto, più a lungo. I dati demografici confermano il costante incremento della vita media, che ha caratterizzato tutto il secolo scorso e che ha portato nel 2001 la speranza di vita alla nascita a 76,7 anni per gli uomini e a 82,9 anni per le donne. Dopo meno di dieci anni, nel 2010, si è giunti a una aspettativa di vita di 78,4 per gli uomini e 84 anni per le donne. Anche nella letteratura scientifica è ormai ampiamente riconosciuta questa trasformazione demografica: un tempo gli over 60 erano definiti anziani, ora gli anziani sono le persone di età compresa tra 65 e 85 anni. Di qui, una nuova categoria demografica, oggetto di studio: i grandi anziani, gli over 85. L’invecchiamento della popolazione è tipicamente accompagnato da un aumento del carico delle malattie non trasmissibili, soprattutto malattie cardiovascolari, diabete, morbo di Alzheimer e altre patologie neurodegenerative, tumori, malattie polmonari di varia natura e dell’apparato locomotore. Come conseguenza, la pressione economica sul sistema sanitario è in costante aumento. Da tempo ormai, nel nostro Paese lemalattie croniche impongono alla popolazione anziana un carico gravoso in termini di salute e di spesa, a causa sia della lunga durata di queste malattie, sia della diminuzione della qualità della vita e dei costi per le cure. Sebbene sia certo che il rischio di malattia salute cagionevole e molte delle patologie che colpiscono l’anziano non sono affatto una conseguenza inevitabile dell’invecchiamento. Infatti, se per molte di queste patologie non si conoscono misure preventive efficaci, per altre, al contrario, la scienza ha già trovato la risposta. E tra le misure di prevenzione per ridurre i rischi di malattia c’è in primis l’adozione di un sano stile di vita, che includa cioè una regolare attività fisica e una corretta alimentazione, evitando abitudini nocive come il fumo e la sedentarietà. A questo vanno associate le indagini cliniche per la diagnosi precoce, come nel caso degli screening per il tumore del seno, dell’utero e dell’intestino, del diabete con le relative complicazioni e della depressione. In questi ultimi anni si è confermato conprepotenza il ruolo cardine della prevenzione nel contenimento degli effetti avversi dell’invecchiamento, che non riguardano solo l’insorgenza di patologie croniche, ma un più generale decadimento delle funzioni fisiche e mentali. L’obiettivo finale è garantire agli anziani la possibilità di affrontare questo periodo della vita nel miglior modo possibile, magari dovendo convivere con una patologia cronica, ma conservando comunque libertà e autonomia e partecipando attivamente alla vita sociale.
Anziani e movimento: un binomio indispensabile
La promozione della pratica di attività fisica tra gli anziani è di particolare rilevanza specialmente perché essi costituiscono la categoria di popolazione meno attiva fisicamente, rispetto ad ogni gruppo di età. Certo non esiste una specifica attività fisica in grado di arrestare il processo biologico dell’invecchiamento, tuttavia ci sono prove scientifiche che la pratica regolare di esercizio fisico sia in grado di ridurre al minimo gli effetti
fisiologici di uno stile di vita altrimenti sedentario e di aumentare l’aspettativa di vita, limitando lo sviluppo e l’avanzamento di malattie cronico-degenerative e di condizioni di disabilità. Le persone di ogni età, anche superiore ai 65 anni, guadagnano benefici sostanziali dalla pratica regolare di attività fisica e questi benefici continuano a manifestarsi durante tutta la loro vita. Va ricordato inoltre che l’attività fisica è in grado di prevenire e di contenere la depressione, uno dei mali più gravi e diffusi tra gli anziani. Che cosa si intende per “attività fisica” nell’anziano? Sebbene non sia possibile definire uno specifico programma in grado di ottimizzare le funzioni fisiche per tutti gli anziani, oggi sono state individuate alcune linee guida basate su ampie prove scientifiche. In sintesi:
● la combinazione di allenamento di tipo aerobico (esercizio che coinvolge grandi masse muscolari contemporaneamente, di medio-bassa intensità e lunga durata) e di resistenza (esercizio di potenziamento di determinati gruppi muscolari, di medioalta intensità e breve durata) sembra essere la strategia più efficace, rispetto ai due metodi utilizzati singolarmente, nel contrastare gli effetti negativi di uno stile di vita sedentario sulla salute e sulle funzionalità del sistema cardiovascolare e muscolo scheletrico;
● l’inizio e l’andamento del declino fisiologico legato all’invecchiamento varia nei diversi organi e sistemi e tra i due sessi e alcune risposte dell’organismo stesso all’allenamento dipendono dall’età e dal sesso. Va tenuto presente che l’invecchiamento è un processo biologico strettamente individuale nelle sue manifestazioni e quindi i programmi di allenamento devono essere individualizzati;
● idealmente la prescrizione d’esercizio nell’anziano dovrebbe includere, come sopra indicato, sia esercizio aerobico, sia di tonificazione muscolare; inoltre andrebbero eseguiti anche esercizi di mobilità articolare e, in particolare nei soggetti più a rischio di cadute o di deficit di deambulazione, andrebbero aggiunti esercizi specifici per l’equilibrio.
L’impegno della Fondazione nell’attività di ricerca
Il Centro di Medicina dello Sport della Fondazione Don Gnocchi ha recentemente svolto un Progetto di Ricerca Finalizzata, finanziato dal ministero della Salute, specifico sulle strategie riabilitative e di allenamento negli anziani, in particolare di genere femminile. Il progetto prevedeva l’applicazione di varie metodologie di riabilitazione “classica”, basata sull’esercizio fisico. Tuttavia, l’attività fisica non è sempre proponibile a tutti per svariatimotivi, quali la scarsa disponibilità del soggetto, l’età avanzata, alcune patologie concomitanti. Pertanto si è ricorso anche alla stimolazione elettrica funzionale del muscolo, che prevede l’utilizzo di impulsi elettrici, indolori e assolutamente ben tollerati, che provoca passivamente una contrazione muscolare simile a quella volontaria. Si tratta di un metodo che, eseguito nel soggetto di qualunque età, potrebbe rappresentare uno strumento adeguato e di relativamente agevole applicazione, alternativo all’esercizio fisico di tipo volontario. Sebbene sia noto come questa metodica di allenamento tramite stimolazione elettrica sviluppi sensibilmente la forza e la massa muscolare negli atleti, la letteratura scientifica sul suo utilizzo nell’anziano è carente, soprattutto se riferita al genere femminile. Il progetto ha valutato gli effetti, in un gruppo di donne di età superiore ai 75 anni, di un periodo di allenamento per gli arti inferiori sul metabolismo, sul sistema respiratorio, sul sistema cardiocircolatorio, sulla funzionalità e sulla massa muscolare, sul recupero e la conservazione della massa ossea. I piani di allenamento adottati prevedevano l’utilizzo della sola elettrostimolazione, della fisiochinesiterapia classica combinata alla elettrostimolazione, oppure della sola fisiochinesiterapia. I risultati dello studio, assai complesso e di recente pubblicato su una rivista internazionale (Maggioni M.A., Cè E., Rampichini S., Ferrario M., Giordano G., Veicsteinas A., Merati G. Electrical stimulation versus kinesitherapy in improving functional fitness in older women: a randomized controlled trial. Arch Gerontol Geriatr. 2010; 50(3):19-25), indicano, in sintesi, che l’elettrostimolazione è indicata maggiormente nei casi di soggetti colpiti da gravi deficit motori. L’utilizzo di programmi riabilitativi tradizionali, da soli o in combinazione con l’elettrostimolazione, è in grado di garantire un effetto conservativo nei casi di osteopenia, oltre a indurre un incremento delle masse muscolari attivate con relativo miglioramento della deambulazione e riduzione della frequenza di cadute, nonché un miglioramento della funzionalità cardiocircolatoria globale, con riduzione del rischio cardiovascolare e aumento del carico di lavoro nella vita di relazione. Da non trascurare è anche un miglioramento del tono dell’umore, particolarmente importante nei soggetti anziani di genere femminile, in cui è frequente lo sviluppo di uno stato depressivo derivante dalla solitudine, dall’istituzionalizzazione o da un lutto recente. Una volta di più si è dimostrato come un programma di attività fisica svolga un ruolo centrale per la salute e il benessere dell’anziano e sia in grado di incidere in modo determinante sullo stile di vita della persona, in una età che spesso può rivelarsi difficile.
23 agosto 2011
Calcio, torna in campo a 69 anni. Sarà portiere in seconda categoria
Lamberto Boranga è un medico sportivo con due lauree. In 26 anni di carriera ha giocato 122 partite in serie A. Nel 2009,a 66 anni, rende noto il suo ritorno in campo con la maglia dell’Ammeto. A luglio di quest’anno annuncia l’ennesimo contratto della sua carriera con una squadra umbra
Lamberto Boranga, 69 anni, tornerà in campo con il Papiano
Questa è la storia di “uno di noi”. Anche lui nato per caso con il vizio del calcio. Ma la differenza tra noi e lui sta tutta nel fiato. E, certo, pure nella capacità di volersi bene anno dopo anno. Che lui, a 69 anni (li compirà il prossimo 30 ottobre) sgambetta ancora sui campi dilettantistici della provincia italiana, divertendosi e divertendo. E noi, eccezioni a parte, siamo quelli del “guai a mettere piede in palestra”, perché il tempo a disposizione è quello che è e la voglia sempre troppo poca.
Il lui in questione si chiama Lamberto Boranga e di professione fa il medico sportivo dalle parti di Perugia, città nella quale vive praticamente da sempre. In curriculum, Boranga può vantare una manciata di presenze in serie A e tantissime altre nelle categorie inferiori. Si ricordano di lui a Firenze, a Perugia, a Reggio Emilia e a Cesena. Boranga era un portiere. Anzi, Boranga è un portiere. Perché da qualche settimana ha deciso di rimettersi in gioco e di tornare a giocare per un risultato che fa classifica e che conta qualcosa. Fra qualche settimana, lo potrete vedere in azione a Papiano, frazione di circa 320 abitanti dalle parti di Marsciano, piena Umbria. Indosserà la casacca della squadra che porta il nome del paese e che milita in Seconda categoria. Vero, non è la serie A, ma se hai 69 anni e giochi in porta conta poco se a tirarti i missili da qualche metro sia Ibrahimovic, oppure il signor nessuno. Devi comunque buttarti e fare del tuo meglio perché il pallone non entri.
Perché Boranga non è tipo da “ma sì, va bene lo stesso, mi hanno fatto gol, ma non è un dramma”. Altrimenti, avrebbe scelto di partecipare ogni tanto a qualche partita tra amici e poi tutti a cena. Boranga ama la sfida e la competizione. Si allena due o tre volte alla settimana proprio per questo. Per tenersi in forma, certamente, ma anche per fare bella figura. Che se il mister decide di mandarti in campo, devi farti trovare pronto. Sempre e comunque. Anche se l’obiettivo numero uno è fare spettacolo.
Il portiere umbro è stato tra i protagonisti della fortunata stagione del “Maifredi team” in “Quelli che il calcio…”. Andava così. Per mostrare al pubblico della domenica le azioni da gol che non potevano essere trasmesse in forma originale per via dei diritti televisivi, Gigi Maifredi, il “gigione nazionale”, ex Juventus e titolare del “calcio champagne” (che alla Juve è andato di traverso), sistemava in campo vecchie glorie con i gradi da campione che ripetevano ciò che avevano visto poco prima in tv. Boranga era il titolarissimo tra i pali. Che però scalpitava perché voleva giocare davvero e non imitare le mosse dei grandi. Che peraltro avevano almeno una trentina di anni meno di lui.
Boranga non è nuovo a ritorni in grande stile. L’aveva già fatto un altro paio di volte, per ragioni diverse e sempre superati i 60 anni. Come se la vita gli avesse concesso un’altra chance. O se gli permettesse cose che la maggior parte degli esseri umani neppure prenderebbero in considerazione. Perché lo fa? Sicuramente, non per denaro. Che la busta paga in Seconda categoria equivale ad una cena ogni tanto. No, il vero motore è dentro la testa. Boranga si diverte e non vede perché debba mettere da parte una passione che lo vede ancora protagonista. Tra l’altro, particolare non trascurabile, è un medico sportivo con due lauree all’attivo (Biologia e Medicina). Questo per dire che non è un imprudente. In campo ci va, ma con la certezza o quasi (che il destino ci mette il suo) che tutto sia a posto. Nel calcio delle carte bollate dei tribunali e dei quattrini che decidono la sorte di un campione (Eto’o, tanto per fare un nome, lascia il campionato italiano per quello russo), una bella storia che strappa il sorriso e che riporta tutto a casa. Anche il piacere di seguire il calcio.
4 agosto 2011
L’età non conta, il corpo dell’anno è della 66enne Helen Mirren
L’età non conta: è la 66enne Helen Mirren il corpo più “hot” di Hollywood, almeno secondo un popolare sondaggio che si tiene nelle palestre di Los Angeles. L’attrice che ha impersonato la regina Elisabetta ha battuto rivali, tra l’altro anche molto più giovani, come Jennifer Lopez, Kate Winslet e Pippa Middleton. Non male per una signora nel pieno del settimo decennio della propria vita.