pantera grigia

11 ottobre 2008

anziani e felicità di cosimo dentizzi

Filed under: ricerche — panteragrigia @ 6:26 pm
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I giovani sono felici e gli anziani tristi e depressi? Uno dei più consolidati preconcetti della nostra società è stato confutato. E non da qualche appassionato di filosofia antica o di culture esotiche, ma da comprovate ricerche scientifiche a cui ha dato rilievo in un ampio servizio l’autorevole giornale statunitense Washington Post. La giornalista che ha firmato l’articolo riassume recenti studi che stravolgono la comune opinione che «giovane non è solo “bello”, ma anche “contento”» e «anziano» viceversa.

Lo studio più importante citato è il “General Social Survey”, un’indagine basata su interviste telefoniche a 50mila cittadini che viene ripetuta periodicamente negli Stati Uniti e fornisce un’immagine, fra l’altro, anche dell’evoluzione nel tempo del senso di felicità degli interpellati, attraverso una semplice domanda con tre possibili risposte:«sei molto felice, abbastanza felice o per nulla felice».

Uno degli esiti più sorprendenti di questa ricerca è che le persone più anziane sono in media decisamente più felici dei giovani adulti.

Anche una recente ricerca italiana (lo studio IRPPS – Ambrosetti – The European House) suggerisce che è un errore credere che i giorni felici siano solo quelli vissuti da giovani.

A ogni intervistato ultra-sessantacinquenne è stato chiesto di valutare il proprio livello di felicità su una scala da 1 a 10, di stimare sulla stessa scala quanto fossero felici i coetanei e di ricordarsi anche il livello di felicità che aveva a 30 anni. Gli anziani dichiarano di avere oggi un livello di felicità di 6,8, mentre stimano pari a 7,9 quello che avevano da giovani e a 5,7 quello delle persone della loro età. 8 anziani su 10 si attribuiscono un punteggio di felicità superiore a 6; un numero significativo, 4 su 10, supera l’8.

Gli anziani più felici sono quelli che vivono ancora con il coniuge, che godono di un buon livello di salute, le persone più istruite e coloro che si sentono tranquilli sotto il profilo economico. Ma non sono solo questi gli elementi che definiscono il grado di felicità.

Risultano, infatti, come rilevanti anche riflessioni di altra natura, indipendenti da situazioni oggettive, e che si riferiscono a quelle che possiamo definire “risorse emotive” dalle quali attingere: i rapporti con i figli, con i nipoti, il poter contare su una cerchia di amici o l’essere coinvolto in attività fuori casa. Non è solo la famiglia, dunque, che conta, ma anche avere una vita sociale attiva e dedicarsi con regolarità ad attività ad di fuori delle mura domestiche fa differenza.

In generale, gli uomini sono in media più felici delle donne, sia oggi che da giovani. Ma le donne più spesso degli uomini dichiarano di trovarsi ai massimi livelli di felicità: è sempre il sesso femminile che si attribuisce il massimo valore, sia nell’anzianità che nella giovinezza.

La felicità, in definitiva, non è legata solo a situazioni concrete, ma dipende molto dalla vita che si conduce, dalle relazioni sociali e dalla loro qualità; quindi dalle risorse emotive che si mantengono nella terza età e che costituiscono un patrimonio importante per essere felici.

Non si ha l’impressione di essere di fronte ad una sovrastima della felicità da parte degli anziani, ma piuttosto che l’avanzare dell’età porti a dare un valore diverso a quello che si ha e perciò a sentirsi felici forse con meno.

Nel corso delle interviste abbiamo per esempio notato che, pur in presenza di una riduzione del proprio tenore di vita, molti affermano con serenità di aver limitato i lori bisogni.

Questo adattamento non ha avuto un impatto significativo sul livello di felicità: ogni età porta con sé aspettative, bisogni e paure diverse, che mutano nel corso della vita.

Da ambedue le indagine emerge anche che il clichè degli anziani dai capelli candidi, calmi, posati, quasi asessuati è stato sostituito nella realtà da un anziano attento alla propria persona, interessato al proprio benessere psico-fisico e all’altro sesso, in una parola un anziano attivo, pienamente inserito nella società e non disposto ad essere relegato ai margini della vita sociale e familiare.

 

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